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martedì, 30 Novembre 2021
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Equo compenso, comincia (con le audizioni) il percorso al Senato

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A poco più di un mese dal via libera dell’Aula della Camera (il 13 ottobre scorso) il disegno di legge sull’equo compenso per le prestazioni professionali muove i primi passi al Senato: si terranno, infatti, domani mattina, a partire dalle ore 9, le audizioni di diversi soggetti del mondo del lavoro autonomo, dal Cup (Comitato unitario delle professioni che, insieme alla Rete delle professioni tecniche, raggruppa gli Ordini ed i Collegi di varie categorie) all’Adepp (l’Associazione che riunisce 20 Enti previdenziali ed assistenziali privati), da Confprofessioni alle associazioni che comprendono gli esponenti non ordinistici (Confcommercio professioni, Colap e Assoprofessioni), fino al Consiglio nazionale forense, all’Aiga (il sindacato dei giovani avvocati) e alla Fondazione Inarcassa (l’organismo che rappresenta gli architetti ed ingegneri iscritti alla Cassa di previdenza delle due categorie).

Il provvedimento licenziato a Montecitorio con 251 voti a favore, nessun contrario e 9 astenuti (i parlamentari di Leu, che hanno auspicato miglioramenti in seconda lettura, al Senato), che riunisce delle proposte di legge del centrodestra, ha come prima firmataria la leader di FdI Giorgia Meloni, e modifica la disciplina vigente in materia di equità del compenso delle prestazioni rese dai professionisti, con l’intento di rafforzare la loro tutela nei confronti di specifiche imprese che, per natura, dimensioni o fatturato, sono ritenute contraenti «forti», in grado, cioè, di determinare uno squilibrio nei rapporti con il singolo professionista. L’iniziativa legislativa definisce come giusta la remunerazione che rispetta specifici parametri ministeriali ed interviene sull’ambito applicativo della normativa attuale (del 2017), ampliandolo sia per quanto riguarda i lavoratori autonomi interessati, tra i quali sono inclusi coloro che esercitano attività professionali non ordinistiche, sia per quel che concerne la committenza che viene estesa anche a tutte le imprese che impiegano più di 50 dipendenti, o fatturano più di 10 milioni di euro all’anno; con il provvedimento viene fissata, poi, la nullità delle clausole che prevedono un compenso per il professionista inferiore ai parametri, nonché di ulteriori specifiche clausole indicative di uno squilibrio nei rapporti tra professionista e impresa, rimettendo al giudice il compito di rideterminare la remunerazione non adeguata e, eventualmente, di condannare l’impresa al pagamento di un indennizzo al professionista.

Una norma, in particolare, ha suscitato delle critiche, soprattutto fra i sindacati di categoria, ossia quella che prevede che gli Ordini e i Collegi debbano adottare disposizioni deontologiche volte a sanzionare il professionista che violi le disposizioni sull’equo compenso; il timore, è stato osservato, è che oltre al danno, arrivi pure la beffa per chi è già stato messo nelle condizioni di ricevere, per il proprio lavoro, un corrispettivo più basso di quanto gli spetterebbe. Il passaggio del disegno di legge al Senato, si apprende, vista la disponibilità manifestata da FdI, potrebbe consentire di arrivare alla correzione di questa norma contestata.

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