giovedì, 29 Settembre 2022

Equo compenso, «altolà» definitivo alla possibilità che le norme vengano approvate nella XVIII Legislatura

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L’ultima «carta» per permettere al disegno di legge sull’equo compenso per le prestazioni dei liberi professionisti di essere votato, prima della conclusione della Legislatura, è stata giocata oggi. Ma senza esito positivo. La conferenza dei capigruppo del Senato, convocata in quella che è diventata l’estrema giornata di lavori parlamentari, a palazzo Madama, non ha trovato, infatti, l’intesa per condurre verso il varo conclusivo il provvedimento, frutto dell’unificazione fra proposte di FdI, Lega, Fi e M5s. «Abbiamo proposto di portare in Aula prima il disegno di legge sull’equo compenso, poi la delega fiscale», ha spiegato il capogruppo di FdI Luca Ciriani, «ma il governo non ha voluto». Il riferimento dell’esponente di destra è ad un altro dei provvedimenti rimasti «in sospeso», prima della pausa estiva dei lavori, ovvero la delega fiscale, cui si aggiunge il disegno di legge sull’ergastolo ostativo, tutti e tre approvati in prima lettura, alla Camera.

È, pertanto, calato il sipario sulle possibilità che il testo potesse staccare il traguardo, in una stagione di accesa contrapposizione fra i partiti politici, in vista delle elezioni del 25 settembre prossimo. Il disegno di legge sull’equo compenso per le prestazioni dei liberi professionisti aveva incassato il via libera a giugno nella Commissione Giustizia di palazzo Madama, senza correzioni, rispetto alla versione licenziata alla Camera nell’ottobre del 2021, ma con le resistenze di Pd e M5s, che intendevano effettuare delle modifiche, allargando, tra l’altro, la platea dei beneficiari delle regole sulla giusta remunerazione alle cosiddette categorie di lavoratori autonomi non regolamentare, disciplinate dalla legge 4 del 2013.

Nel frattempo, le rappresentanze delle libere professioni (Ordini, Casse di previdenza private e associazioni di categoria) hanno continuato a far sentire la propria voce, sostenendo che, «in questo difficile momento», avevano espresso in una nota congiunta, poche settimane fa, «la politica debba assumersi la responsabilità di garantire l’approvazione del provvedimento, al fine di evitare che finisca su un binario morto, vanificando un iter parlamentare lungo e complesso, preceduto da una lunga battaglia politica da parte dei professionisti», annoverando tra i «numerosi aspetti positivi dell’attuale formulazione del testo l’aggiornamento dei parametri con cui individuare i compensi, alla rideterminazione dei corrispettivi non corrisposti, alla nullità delle clausole vessatorie, l’impugnativa per le parti non conformi dei contratti d’opera», nonché «la possibilità di avere chiarezza sui tempi della prescrizione per responsabilità professionali, con decorrenza dalla data della prestazione». E, a seguire, hanno evidenziato, sebbene il testo del disegno di legge, «che prevede il diritto del professionista di avere un equo compenso per le sue prestazioni, si presti ad ulteriori miglioramenti, di cui si può discutere tranquillamente in un secondo momento, vanno assicurate nell’immediato alcune tutele urgenti ed indispensabili».   

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