Emissioni di metano in ascesa nel 2023, soprattutto a causa delle produzioni petrolifere

da | 20 Mar 2024 | Chimica

Allarme per le emissioni di metano del settore energetico: in ascesa a causa delle produzioni petrolifere

L’allarme per la permanenza nell’ecosistema di agenti inquinanti rimane elevato, nel nostro Pianeta, in attesa della (auspicata) «inversione di rotta» contenuta nel recente accordo dei grandi della Terra (la Cop28, ossia la 28ª conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si è tenuta dal 30 novembre al 13 dicembre 2023 a Dubai, negli Emirati arabi uniti): a metterlo in evidenza la tradizionale rilevazione dell’Aie (l’Agenzia internazionale dell’energia), nella quale si legge che le emissioni di metano del settore energetico «sono rimaste vicine a un livello record l’anno scorso», laddove «la produzione e l’uso di combustibili fossili hanno comportato quasi 120 milioni di tonnellate di emissioni di metano nel 2023», in ascesa, al confronto con l’annualità precedente.

Dai documenti si apprende come le fuoriuscite del gas, considerate la causa di «quasi un terzo dell’aumento delle temperature globali dalla rivoluzione industriale» fino ai giorni nostri, rimangono troppo alte per raggiungere gli obiettivi climatici internazionali.

A giudizio dei membri dell’Agenzia, infatti, «per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi centigradi, un obiettivo chiave dell’accordo di Parigi (il trattato internazionale stipulato tra gli Stati membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite concernente la riduzione di emissione di gas serra e alla finanza, raggiunto il 12 dicembre 2015 e riguardante il periodo a decorrere dal 2020, ndr), le emissioni di metano da combustibili fossili devono diminuire del 75% in questo decennio».

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A onor del vero, mette in luce il testo dell’Aie, è stimato che gli sforzi per ridurre le emissioni di metano accelereranno a partire dal 2024, anche grazie al cambio di passo avviato dalla Cop28. E, pertanto, qualora tutti gli impegni sul metano presi finora dai Paesi e dalle aziende «fossero attuati pienamente e puntualmente, sarebbe sufficiente ridurre le emissioni di metano da combustibili fossili del 50% entro il 2030» per conseguire i risultati auspicati, a beneficio delle persone e dell’ambiente.

L’Agenzia ha già, nel frattempo, individuato come vi siano circa 10 nazioni «responsabili di circa 80 milioni di tonnellate di emissioni di metano derivanti dai combustibili fossili nel 2023, rappresentando due terzi del totale globale»: gli Stati Uniti sono in vetta, giacché è dai loro confini che ne giunge la maggior quantità dal versante della produzione di petrolio e gas nel 2023, pari a «13,3 milioni di tonnellate»; a seguire vi è la Russia (sono censite circa 11 milioni di tonnellate). In giornata, infine, l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, intervenendo a Houston al Cera Week, una delle più importanti conferenze globali dell’energia, ha detto parole inequivocabili sulla «performance» del colosso italiano che, ha affermato, dal 2018 ad oggi ha «più che dimezzato le emissioni di metano. E puntiamo a quasi azzerarle entro il 2030», ha concluso.

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