FdI al lavoro per frenare la Lega che vorrebbe uscire dai «paletti» dell’Ue
Le divisioni nella maggioranza di centrodestra si concentrano su una (annosa) questione cara alla Lega: il rispetto dei parametri europei che, a detta del Carroccio, arginerebbero la crescita nazionale.
E, dunque, il senatore Enrico Borghi lancia la bordata, sostenendo che il partito è «per l’abbandono unilaterale». Nell’ultimo Consiglio dei ministri che ha approvato il Documento di finanza pubblica 2026, intanto, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha affermato che il quadro economico è segnato da fattori del tutto eccezionali, tali da rendere le stime già oggi suscettibili di revisione.
«Non vediamo circostanze normali ma di tipo totalmente eccezionale, e quindi le previsioni, validate dall’Upb Ufficio parlamentare di bilancio), sono già oggi discutibili e già nelle prossime settimane meritevoli di adeguamenti», ha incalzato, spiegando che l’Esecutivo ha corretto la previsione di crescita del Pil per il 2026, portandola dallo 0,7% allo 0,6%.
Tensioni Usa-Israele contro Iran
In questa fase di tensioni internazionali, con la guerra Usa-Israele contro l’Iran che ancora non porta a delle strade di dialogo concreto per il cessate il fuoco (nelle ultime ore, tuttavia, Teheran ha presentato agli Stati Uniti una nuova proposta per la riapertura dello Stretto di Hormuz da cui passano le navi cariche di petrolio e per l’avvio di colloqui sul programma nucleare in una fase successiva, dopo la revoca del blocco all’attraversamento delle imbarcazioni, ndr), nel centrodestra c’è Forza Italia che consiglia di «evitare contraccolpi» ed indica altre soluzioni, rispetto all’idea leghista di uno «strappo» con l’Ue, come la leva della revisione del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), o dei fondi di coesione, ma per FdI le uscite del Carroccio sono un «volo pindarico»; dal canto loro le opposizioni attaccano la maggioranza, definendola «in confusione e senza una strategia economica comune», in un periodo storico mondiale assai delicato.
Del resto, sono state nette le dichiarazioni di Giorgetti dopo il Cdm della settimana passata, in particolare quando ha affermato che c’è la necessità di ulteriori valutazioni politiche a stretto giro sul quadro delineato dal Documento, a partire dalla possibilità, già prevista, di ricorrere alla deroga sulle spese della difesa, anche considerando lo «shock di tipo energetico che la guerra in Medio Oriente sta generando a livello globale, europeo e italiano».
Alla domanda, poi, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, se, in caso di mancato intervento europeo, l’Italia possa muoversi autonomamente sullo scostamento, il ministro ha risposto di non escluderlo, spiegando però che il confronto con gli altri partner europei mostra una condizione comune di forte emergenza. «Parlando con i miei colleghi in tanti si ritrovano come me a fare il medico nell’ospedale da campo, in tanti condividiamo il nostro stesso modo di vedere la situazione: abbiamo feriti che arrivano da tutte le parti e che dobbiamo curare. Non possiamo dargli l’aspirina», ha scandito il numero uno del dicastero di via XX settembre.









