Direttiva case green: accordo UE sulla base della flessibilità

da | 13 Dic 2023 | Meccanica ed efficienza energetica

Direttiva case green: accordo UE sulla base della flessibilità, testo approvato sulla strada del compromesso

Non siamo al ‘tanto rumore per nulla’ ma sicuramente a una situazione ben diversa da quella originaria: il testo definitivamente approvato da Parlamento, Consiglio e Commissione UE della ‘direttiva case green’ (EPBD) contiene infatti svariate modifiche rispetto a quello che, lo scorso marzo, spaventò diverse Nazioni, Italia in primis, impaurite dalla spada di Damocle di possibili interventi di ristrutturazione edilizia e di efficientamento energetico obbligatori su edifici già esistenti.

La realtà, come emersa dall’accordo raggiunto lo scorso 7 dicembre, che andrà definitivamente ratificato il prossimo 23 gennaio dalla Commissione Industria, Ricerca ed Energia di Parlamento e Consiglio UE per diventare legge, è molto diversa.

Si è infatti seguita la strada del compromesso: da una parte la necessità di ‘efficientare’ quanto più possibile il patrimonio edilizio (per arrivare al 2050 azzerando le emissioni), dall’altra le richieste dei Paesi europee di una direttiva che, a piccoli passi, consenta di raggiungere l’obiettivo finale con ‘step’ più smussati, cioè allungando tempi e scadenze, con rivisitazione di alcuni obblighi prima più tassativi.

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Sono stati quindi eliminati i parametri riferiti alle classi energetiche collegate al singolo edificio, per orientarsi su medie di riferimento che i singoli Stati potranno definire in base ai diversi patrimoni edilizi.

In ogni caso, il 55% della riduzione energetica andrà ottenuta con la ristrutturazione degli edifici ‘a più alte emissioni’.

Riepilogo veloce: le scadenze per tipologia di edificio

L’accordo raggiunto sulla direttiva finale prevede, nello specifico, che:

  • tutti i nuovi edifici residenziali dovranno essere ad emissioni ‘zero’ dal 2030;
  • tutti i nuovi edifici pubblici dovranno essere ad emissioni ‘zero’ dal 2028;
  • gli edifici residenziali esistenti dovranno ottenere un consumo medio di energia primaria, entro il 2030, del 16%, che dovrà salire al 20-22% entro il 2035;
  • gli edifici non residenziali esistenti dovranno ottenere un consumo di energia primaria, entro il 2030, del 16%, che dovrà salire al 26% entro il 2033.

Caldaie a gas

Uno dei punti più controversi era quello sulle caldaie a gas: la vendita potrà continuare fino al 2040, o meglio, da quell’anno scatterà il divieto di riscaldamento con combustibili fossili all’interno delle abitazioni.

In ogni caso, restano attivi gli incentivi per le caldaie ‘ibride’ e dal 2025 verranno eliminati tutti gli incentivi per le caldaie autonome a gas.

Pannelli solari

La direttiva esclude l’obbligo di installazione per gli edifici privati, mentre resta per gli edifici pubblici, con adeguamento di tempo in base alla dimensione degli edifici stessi.

Quelli superiori ai 2.000 metri quadri, ad esempio, dovranno installare i pannelli a partire dal 2027, mentre quelli da 1.000 a 2.000 dal 2028 e quelli da 250 a 1.000 dal 2029.

Le esenzioni generali

La direttiva, infine, prevede che i Paesi membri possano escludere dagli obblighi di cui sopra:

  • gli edifici di particolare valore architettonico o storico,
  • gli edifici tecnici;
  • i luoghi di culto;
  • le case utilizzate solo per le vacanze.
  • gli appartamenti “destinati ad essere usati meno di quattro mesi all’anno”.
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