Digitalizzazione degli appalti: riepilogo delle nuove regole sui contratti pubblici

da | 15 Gen 2024 | Costruzione, ambiente e territorio, Notizie

Con qualche aggiustamento in corso d’opera, dallo scorso 2 gennaio 2024 è scattata la digitalizzazione del ciclo degli appalti pubblici, novità di primo piano prevista dal Nuovo Codice Appalti

Ma cosa significa ‘appalti digitali’?

Il perimetro di applicazione

Il processo di digitalizzazione si estende a tutti i contratti di appalto o concessione, indipendentemente dall’importo, sia nei settori ordinari che in quelli speciali.

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La Banca Dati dell’ANAC costituisce il fulcro del nuovo sistema, interagendo con le piattaforme certificate utilizzate dalle stazioni appaltanti e con le banche dati statali che forniscono le informazioni necessarie per gestire le diverse fasi del ciclo di vita dei contratti pubblici.

Quali fasi sono state digitalizzate

Le fasi di programmazione, progettazione, pubblicazione, affidamento ed esecuzione di appalti e concessioni vengono ora gestite dalle stazioni appaltanti tramite piattaforme di approvvigionamento digitale certificate (PAD), obbligatorie per ogni ente pubblico.

Queste piattaforme sono utilizzate, nello specifico, per:

  • la redazione o l’acquisizione degli atti relativi alle procedure di gara;
la trasmissione dei dati e documenti alla Banca Dati ANAC;
  • l’accesso alla documentazione di gara;
la presentazione del Documento di gara unico europeo (DGUE);
  • la presentazione delle offerte;
  • l’apertura, gestione e conservazione del fascicolo di gara e il controllo tecnico, contabile e amministrativo dei contratti in fase di esecuzione;
  • la gestione delle garanzie.

Il fascicolo virtuale dell’operatore economico

Dal 2 gennaio scorso è entrata in vigore un’altra novità significativa, cioè la piena operatività del Fascicolo virtuale dell’operatore economico (FVOE) predisposto dall’ANAC, grazie all’interoperabilità del sistema.

Si tratta di uno strumento molto importante sia per gli operatori economici che per le stazioni appaltanti, visto che consente l’accesso alle informazioni relative a un O.E. per verificare il possesso dei requisiti per partecipare agli appalti pubblici e l’assenza di cause di esclusione.

Il ciclo di vita degli appalti

Un’altra importante novità riguarda la fase della pubblicazione nel ciclo di vita dei contratti pubblici.

ANAC garantirà la pubblicità degli atti di gara trasmettendo le informazioni all’Ufficio delle pubblicazioni dell’Unione Europea.

Gli atti pubblicati avranno effetto giuridico dalla data di pubblicazione nella Banca dati nazionale dei contratti pubblici, e la documentazione di gara sarà costantemente accessibile attraverso le piattaforme digitali e i siti istituzionali delle stazioni appaltanti, collegati alla Banca dati nazionale dei contratti pubblici.

Stop alla trasmissione di file XML da parte delle stazioni appaltanti

Le S.A. (comuni o altri) non dovranno più compilare e pubblicare il file XML contenente il riepilogo dei contratti in essere nell’anno precedente, né inviare entro il 31 gennaio ad ANAC via PEC la dichiarazione di avvenuta pubblicazione del file nella propria sezione Amministrazione Trasparente.

Il nuovo Codice Appalti ha infatti abrogato l’articolo 1 comma 32 della legge 190/2012 e con la piena digitalizzazione degli appalti vista sopra, viene meno l’obbligo di pubblicazione, sul sito della stazione appaltante, del file XML predisposto secondo le specifiche tecniche emesse da ANAC.

Allo stesso modo non sussiste più l’obbligo di successiva comunicazione all’ANAC dell’url a cui tale file è stato pubblicato.

Interfaccia web ANAC estesa per gli affidamenti diretti sotto i 5.000 euro

Una novità dell’ultim’ora è rappresentata dal fatto che l’interfaccia web per gli appalti e tutti i contratti pubblici messa a disposizione dalla piattaforma ANAC è stata estesa anche agli affidamenti diretti di importo inferiore a 5.000 euro fino al 30 settembre 2024.

Lo ha disposto l’ANAC con un comunicato del presidente del 10 gennaio 2024.

Si tratta di una sorta di periodo transitorio di 9 mesi, dove potranno coesistere interfaccia web ANAC e piattaforme di approvvigionamento digitali certificate.

L’ANAC ha spiegato in merito che il Codice dei contratti pubblici non prevede ipotesi di deroga o di esenzione dall’applicazione delle disposizioni sulla digitalizzazione con riferimento a fattispecie particolari di affidamenti o a determinate soglie di importi, ma “al fine di favorire le Amministrazioni nell’adeguarsi ai nuovi sistemi che prevedono l’utilizzo delle piattaforme elettroniche e garantire così un migliore passaggio verso l’amministrazione digitale, sentito il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti”, si è “ritenuto necessario adottare un interfaccia web per gli affidamenti diretti di importo inferiore ai 5000 euro, in supporto delle amministrazioni, al fine di consentire lo svolgimento delle ordinarie attività di approvvigionamento. Tale strumento rappresenta una modalità suppletiva che può essere utilizzata in caso di impossibilità o difficoltà di ricorso alle PAD, per il primo periodo di operatività della digitalizzazione”.

A decorrere dal 1 ottobre 2024 anche per gli affidamenti diretti di importo inferiore a 5.000 euro sarà obbligatorio il ricorso alle piattaforme certificate.

Il nodo dei CIG

Quanto sopra ha portato infine l’ANAC a chiarire che fino al 30 settembre 2024, per gli affidamenti diretti di importo inferiore a 5.000 euro, il CIG (codice identificativo gara) potrà essere acquisito, oltre che attraverso la piattaforma di approvvigionamento digitale certificata utilizzata per la gestione dell’affidamento, anche tramite l’interfaccia web messa a disposizione direttamente dall’Autorità tramite la piattaforma contratti pubblici – PCP.

Riguardo i supposti tempi di attesa per l’acquisizione del CIG, derivanti da messaggi fuorvianti presenti in alcune piattaforme, ANAC conferma che la piattaforma rilascia il CIG contestualmente all’invio della richiesta.

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