martedì, 27 Settembre 2022
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Designer, professione in cerca d’identità

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Circa 24 miliardi di euro di fatturato solo in Italia e un numero di imprese che rappresenta oltre il 15% di quelle europee e che incide del 15% sull’intero fatturato Ue. Sono i numeri del design che confermano come questo settore in Italia resti una delle più solide strategie anticrisi.

Oggi l’intero comparto vale, infatti, circa 24 miliardi di euro di fatturato; l’ingegneria, fiore all’occhiello del motore produttivo italiano, ne produce 25,9 miliardi.

In Europa i numeri sono ancora più interessanti. L’apporto dell’Italia al fatturato europeo del comparto design è pari al 15% del fatturato totale ed è il più alto di tutti i componenti dell’Unione Europea. Il numero delle imprese italiane rappresenta il 15,5% del totale europeo, davanti alla Germania ferma al 13,6%. Non solo perché se si guarda anche al sistema formativo, in Italia sono ben 64 gli istituti che formano alla disciplina circa 10.000 persone l’anno.

Dunque il design è una realtà che piace, che cresce e produce. Peccato però che la sua percezione non sia altrettanto chiara e netta come la sua espansione. Nel percepito comune la parola assume tratti sin troppo sfumati. Viene associata ormai a qualsiasi prodotto o servizio, è all’ordine del giorno leggere messaggi quali: “un’auto di design”, “una casa di design”, “un locale di design”, “una torta di design”. Sembrerebbe che “design” sia un pò il condimento che nobilita ogni prodotto o servizio, senza ben identificare né il come né il quanto. Ma non tutto il male vien per nuocere. Infatti va colto l’aspetto positivo del suffisso “di design”, che sta evidentemente ad indicare un qualcosa che ha un valore, qualcosa di pensato e progettato con cura.

Partendo da qui oggi è possibile definire “design” come l’attività di progettazione che si prefigge il compito di semplificare e trasformare la società attraverso nuove soluzioni, formali e comunicative, tangibili o non tangibili. Questa prospettiva permette di spostare il focus dal risultato finale, il prodotto/servizio di design, al processo che dovrebbe essere garantito per realizzare veramente il valore espresso negli intenti.

Ad oggi purtroppo al cliente finale non è chiaro tutto ciò per cui risulta assai facile influenzarlo o, addirittura, manipolarlo. Il tema del processo coinvolge anche le figure che operano nel mondo del design. Un design di qualità è fatto di un approccio in parte tecnico e scientifico, in parte sociologico e umanistico, sa dialogare e far dialogare l’ingegneria e l’arte, l’invenzione con lo stile, la produzione con il mercato. Ma come è possibile garantire questa qualità? Come è possibile identificare chi agisce veramente con conoscenza e cultura? Quali professionisti sono affidabili? Nel caso delle materie affini al design, l’architettura e l’ingegneria, la soluzione è l’Albo professionale che permette al cliente finale di avere garanzie sulla qualità delle preparazioni del professionista.

La situazione attuale di questi professionisti non è così netta e, seppur in lento divenire, ancora non è uno strumento di garanzia riconosciuto verso l’esterno (e neppure verso i soggetti interessati). L’albo dei Periti Industriali Laureati è indubbiamente la migliore casa dove i designer possono trovare un posto dove crescere come categoria, perché raccoglie tutte le figure che quotidianamente realizzano il concetto di “produzione industriale”, che è il focus progettuale della figura del designer. Il percorso per affrancarsi verso il pubblico è dunque ancora assai lungo e tortuoso, ma puntare sulla qualità del profilo e sulla garanzia del percorso di formazione e crescita, è la strada più efficace per cominciare a diradare la nebbia intorno alla parola Design, e per mostrare la differenza di valore che può essere restituita al cliente e alle aziende. Così facendo si avrebbero i mezzi e gli strumenti per educare il cliente finale a riconoscere quel design, e quel designer, in grado di restituirgli un vero valore progettuale in grado di rispondere ai suoi reali bisogni e ad aiutarlo nella sua trasformazione in modo efficace e sostenibile.

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