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Dall’Ue una direttiva sull’eco-design: no obsolescenza degli smartphone

da | 7 Lug 2022 | Design

Stiamo lavorando all’eco-design per prevenire l’obsolescenza programmata di smartphone e tablet

Queste le parole di Thierry Breton, commissario europeo per il mercato interno, che in conferenza stampa ha annunciato la prossima presentazione di una proposta di direttiva contro i giganti delle telecomunicazioni e la loro pratica di indurre il consumatore a comprare sempre il nuovo dispositivo prodotto, lavorando appunto sull’obsolescenza programmata, ovvero un’obsolescenza che è già intrinsecamente dentro gli apparecchi.

“Alcune aziende”, le parole di Breton, “vorrebbero che cambiassimo il nostro smartphone ogni tre anni, le capiamo, ma non è il punto di vista dei consumatori e nemmeno il nostro, in termini di prendersi cura ora dell’ambiente”, ha sottolineato Breton. Le misure allo studio, ha spiegato il commissario francese, “includeranno l’affidabilità, la facilità di smontaggio, incentivi alla riparazione, l’accesso a pezzi di ricambio critici e l’aumento del riciclo”.

La direttiva dovrebbe quindi contenere una serie di misure che dovranno garantire l’affidabilità, la facilità di smontaggio, gli incentivi alla riparazione, l’accesso a pezzi di ricambio critici e l’aumento del riciclo. Il pacchetto di misure andrà sia a modificare la direttiva sui diritti dei consumatori, obbligando i professionisti a informare i clienti sulla durabilità e sulla riparabilità dei prodotti che ad aggiornare la direttiva contro le pratiche commerciali sleali. Per quanto riguarda l’obbligo di informazione, la proposta prevede che gli utenti vengano informati, oltre che sulla durabilità garantita dei prodotti e sull’indice di riparabilità anche sugli aggiornamenti del software forniti dal produttore per quei dispositivi considerati intelligenti e per i servizi digitali.

Secondo quanto riportato, tra gli altri, dal Centro europeo consumatori Italia, sul versante delle pratiche commerciali sleali, la Commissione Europea proporrà di allungare la “black list” delle pratiche vietate nel mercato Ue.

Nello specifico si tratta di:

  • La mancata informazione ai consumatori dell’esistenza di una caratteristica introdotta nel prodotto finalizzata a limitarne la durabilità, un esempio in questo senso potrebbe esser un software che interrompe o danneggia la funzionalità;
  • Fare dichiarazioni ambientali generiche nel caso in cui l’eccellenza delle prestazioni ambientali del prodotto o del professionista non sia dimostrabile. Per dichiarazioni generiche si intende, per esempio “rispettoso dell’ambiente”, “eco” o tutte quelle che danno erroneamente l’impressione di un’eccellenza delle prestazioni ambientali;
  • formulare una dichiarazione ambientale sul prodotto nel suo complesso quando in realtà riguarda solo un singolo aspetto;
  • mostrare un marchio di sostenibilità che non è basato su un sistema di verifica da parte di terzi o dalle autorità di competenza;
  • mancata informazione sulla funzionalità limitata di un prodotto quando vengono utilizzati materiali, pezzi di ricambio o accessori non forniti dal produttore originale.

 

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