giovedì, 29 Settembre 2022

Dall’Europa arriva il piano Repower: 300 miliardi per l’indipendenza dal gas russo

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Vale 300 miliardi di euro il piano Repower EU con cui l’UE prova a dire addio alle fonti fossili importate dalla Russia nel giro di 5 anni. In tre mosse più una: cambiare fornitori per il gas (e dotarsi dell’infrastruttura necessaria), crescita più veloce delle rinnovabili con obiettivo alzato di 5 punti al 45% entro il 2030, più impegno sul fronte del risparmio energetico. A cui si aggiunge una nuova strategia solare.

Sono le misure chiave del piano con cui la Commissione risponde all’invasione russa dell’Ucraina e prova a usare la crisi per accelerare la transizione. Prendendo provvedimenti per evitare un colpo troppo duro all’economia se Mosca dovesse decidere di chiudere all’improvviso i rubinetti.

Il piano Repower EU definitivo è composto da un ventaglio di misure – tra nuove iniziative legislative, schemi non vincolanti e raccomandazioni dell’esecutivo europeo ai paesi membri – che mirano a portare a zero la dipendenza energetica dalla Russia entro il 2027, abbattendo già di 2/3 le importazioni di gas da Mosca entro la fine di quest’anno.

Del totale degli investimenti previsti – sono 210 i nuovi mld di euro, che si aggiungono a quelli del Fit for 55 – “il 95% andrà a finanziare la transizione energetica europea”, assicura la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Aumentare gli energy savings e ridurre la domanda di energia sono le misure che possono contribuire di più a potenziare la sicurezza energetica europea. Le misura di lungo termine più importante presa dall’UE è l’aumento dei target di efficienza energetica dal 9% al 13% con un emendamento della direttiva EED – ancora in discussione – nell’ambito del pacchetto Fit for 55.

Nel breve termine, invece, i tagli alla domanda previsti arrivano sotto forma di una comunicazione della Commissione: sono indicazioni sui comportamenti da seguire per industria e famiglie e dovrebbero tagliare il 5% della dipendenza europea da gas e petrolio russi. I suggerimenti spaziano dal tenere i riscaldamenti più bassi ad abbassare la temperatura dei boiler fino a 60°C, dal ridurre i limiti di velocità in autostrada al supporto per la micro-mobilità e la mobilità dolce.

In più, la Commissione si impegna a preparare un’iniziativa legislativa per aumentare la quota di veicoli a zero emissioni nelle flotte di veicoli pubbliche e aziendali di una certa consistenza, e a presentare un pacchetto di leggi per rendere più sostenibile il trasporto commerciale.

Per quanto riguarda il gas, il veicolo chiave per la diversificazione delle forniture sarà la EU Energy Platform. Si tratta di un meccanismo volontario per mettere in comune la domanda, coordinare l’uso delle infrastrutture di importazione, stoccaggio e trasporto e negoziare con i partner internazionali per facilitare gli acquisti comuni di gas, Gnl e idrogeno. A breve questa piattaforma sarà affiancata da un meccanismo per facilitare gli acquisti comuni di gas. Tra gli investimenti chiave sulle nuove infrastrutture ricordati nel piano Repower EU – per un totale di 10 miliardi di euro – viene evidenziato il potenziamento del Corridoio Sud fino a 20 bcm, verosimilmente tramite il raddoppio del TAP. Altri 1,5-2 miliardi sono previsti per gli adeguamenti necessari nei paesi che dipendono dall’import di petrolio russo via pipeline. Si tratta principalmente di raffinerie da calibrare su nuove qualità di greggio: è il nodo che sta bloccando le sanzioni sul Petrolio per la Russia per l’opposizione dell’Ungheria.

Il piano Repower EU accelera poi soprattutto sulle rinnovabili, con la nuova EU Solar Strategy l’Unione punta a sfruttare l’altissimo potenziale dei tetti fotovoltaici – per alcune stime, fino al 25% della domanda europea – introducendo un obbligo di installazione, ma non per tutti: entro il 2026 saranno soggetti tutti i nuovi edifici commerciali e pubblici con un’area utile maggiore di 250 m2, mentre l’anno successivo scatterà l’obbligo anche per gli edifici già esistenti. Tutti i nuovi edifici residenziali dovranno avere tetti solari dal 2029. Questa iniziativa, la EU Solar Rooftops Initiative, dovrebbe aggiungere 19 TWh di energia entro 1 anno e 58 TWh entro il 2025 (il doppio di quanto previsto dal Fit for 55).

Nel complesso, la strategia solare raddoppiare la capacità fotovoltaica europea entro il 2025 e installerà 600 nuovi GW entro fine decennio. Con una raccomandazione, la Commissione taglia i tempi delle autorizzazioni, tassello fondamentale per dare gambe all’intero piano e renderlo credibile. La maggior parte degli impianti dovrà ricevere l’ok entro 1 anno al massimo, contro la media attuale di 6-9 anni. Ogni paese dovrà indicare delle go-to areas ovvero delle zone per cui il permitting ha un iter accelerato. Aspetto altrettanto fondamentale è un emendamento alla RED II con cui si dichiara che installare nuova capacità rinnovabile è “un interesse pubblico prevalente”.

E ancora: raddoppiati i target al 2030 per la produzione domestica di idrogeno, indicazioni su come promuovere i contratti PPA e facilitare la partecipazione dei cittadini prosumer attraverso la diffusione di comunità energetiche rinnovabili. Infine, la Commissione pubblica un piano per potenziare la produzione di biometano fino a 35 bcm entro il 2030, anche attraverso la Pac.

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