Crisi russo-ucraina, sul tavolo dell’Ue il piano per il «taglio» ai consumi di gas (che non sarebbe facoltativo)

da | 20 Lug 2022 | In evidenza

Decremento obbligatorio ai consumi di gas, nel Vecchio Continente, con l’arrivo delle stagioni più fredde, qualora le erogazioni dalla Russia (a cinque mesi dall’avvio del conflitto con l’Ucraina) finissero in una sorta di «sfera di emergenza»: a prevederlo è il piano che verrà presentato oggi dalla Commissione europea, e di cui sono trapelati alcuni contenuti. L’iniziativa, denominata «Risparmiare il gas per un inverno sicuro», dispone, si è appreso, la riduzione vincolante che scatterà in caso di allarme, mentre in caso di pre-allarme i «tagli» resteranno volontari. «È impossibile prevedere cosa farà Gazprom, noi ci prepariamo allo scenario peggiore», sono state le parole, nella giornata di ieri, pronunciate dal portavoce della Commissione, Eric Mamer. Il colosso energetico del Cremlino, dopo il progressivo «stop» al metano, in realtà, potrebbe non procedere allo «strappo», visto che autorevoli voci, a livello internazionale, segnalavano che la Russia sarebbe pronta a riavviare, sebbene a flusso ridotto, le esportazioni di gas all’Europa attraverso corridoio «Nord Stream» domani, giovedì 21 luglio, ovvero al termine del periodo di manutenzione programmata. Finora, però, si tratta di ipotesi e (in alcuni casi) di auspici.

Secondo il Fondo monetario internazionale (Fmi), un «taglio» totale prolungato della fonte energetica «causerebbe carenze nei Paesi dell’Europa centrale e orientale, che potrebbero sperimentare perdite in termini di Prodotto interno lordo (Pil) fino al 6%, con un impatto significativo». anche per l’Italia. La bozza iniziale del piano di Bruxelles stabiliva l’invito agli Stati ad obbligare uffici e locali pubblici a mantenere al loro interno la temperatura a 19 gradi in inverno e a 25 in estate, ma in quella revisionata tali indicazioni numeriche sono sparite; vi è, tuttavia, una proposta di regolamento, in base alla quale in caso di stato di allarme i Paesi europei, entro il marzo del 2023, saranno costretti a ridurre il consumo di gas. La percentuale è la stessa per tutti ma, in termini assoluti, la riduzione si baserà sulla media ponderata dei consumi negli ultimi 5 anni, si è saputo, e ciò potrebbe generare dissidi, giacché vi sono nazioni su cui il «peso» specifico dello stop alle forniture dalla Russia sarà certamente maggiore.

La Commissione Ue, poi, indicherà anche su quali settori produttivi si dovrebbe intervenire, sulla base del rapporto tra consumo e «output» energetico. Stando alle anticipazioni sul testo, infine, il cosiddetto «price cap» non vi ha trovato posto, ma la nostra Penisola pare intenda riproporlo. A parlarne, nelle settimane passate, era stato il ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani, sottolineando che si trattava di una idea italiana, uscita «in tempi non sospetti, e che ha avuto fortissime resistenze, ma, forse, è l’unica strada percorribile», spiegando che lo strumento di regolazione dei prezzi «taglia i picchi». E «non è punitivo» per le aziende.

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