A Varsavia la singolare protesta, con 30 umanoidi a protestate in strada. Crescono i timori per le derive dell’IA
L’IA e i robot non ci ruberanno solo il lavoro, ma anche le proteste in piazza. Uno scenario quasi apocalittico – e un po’ forzato – che però negli ultimi giorni ha avuto alcune avvisaglie piuttosto concrete. Da una parte cresce il fronte di ricercatori e dipendenti delle principali aziende attive nell’intelligenza artificiale che mette in guardia sui rischi legati allo sviluppo incontrollato della tecnologia. Dall’altra, in Polonia, qualcuno ha deciso di mandare direttamente i robot in piazza a protestare. Una scena decisamente surreale.
Ad animare la protesta polacca è stata l’iniziativa Democratism, che ha portato davanti al ministero della Digitalizzazione di Varsavia una trentina di robot, tra umanoidi e quadrupedi, per chiedere regole sull’intelligenza artificiale e sulla robotizzazione del lavoro. Le macchine, come una vera rappresentanza sindacale, hanno marciato in cerchio, sventolato bandiere e diffuso slogan attraverso gli altoparlanti.
Tra i promotori dell’iniziativa c’è Grzegorz Kuliś, presidente di Weegree, società attiva da oltre vent’anni nel settore del lavoro, e di Delta Robots. «Vogliamo affrontare in particolare la questione della possibile sostituzione delle persone, sia da parte dei robot umanoidi sia dell’intelligenza artificiale nelle attività di natura cognitiva», ha spiegato Kuliś.
Una protesta dei robot contro la possibile invasione di robot e IA, insomma. Una scena particolare, dietro la quale si nasconde però un dibattito molto più ampio. Negli Stati Uniti cresce infatti il numero di ricercatori e dipendenti di Anthropic, OpenAI, Google e Meta che chiedono maggiori garanzie sullo sviluppo dei sistemi più avanzati, attraverso appelli pubblici, iniziative di sensibilizzazione e, in alcuni casi, dimissioni.
Il caso che ha fatto maggiormente discutere è quello di Jacob Coxon, ventisettenne ricercatore che ha lasciato Anthropic dopo aver lavorato anche in OpenAI. Coxon ha spiegato pubblicamente di essersi dimesso per le crescenti preoccupazioni legate alla corsa verso una superintelligenza capace di auto-migliorarsi, accusando le aziende del settore di non comportarsi in maniera sufficientemente responsabile.
Il suo allarme è pesantissimo: secondo Coxon, molte delle persone che stanno costruendo questi sistemi ritengono seriamente che l’IA possa arrivare a «ucciderci tutti entro la fine del decennio». Una previsione estrema e non condivisa dall’intera comunità scientifica, ma che sta alimentando un confronto sempre più acceso sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale.
Insomma, Matrix potrebbe essere molto più vicino di quanto pensiamo.















