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Costruire la resilienza territoriale: dal Friuli una proposta per il sistema Paese

da | 18 Giu 2026 | Voci dal territorio

Presentato a Udine il Manifesto Friuli 2026. Professioni tecniche, Università e istituzioni insieme per costruire un nuovo modello di resilienza territoriale

Lo scorso 12 giugno, presso la Biblioteca Rizzi dell’Università degli Studi di Udine, è stato presentato il Manifesto Friuli 2026 – “Fare sistema per costruire la resilienza territoriale”, documento nato nell’ambito del forum dedicato alle strategie di prevenzione e al supporto tecnico nelle fasi post-evento, organizzato in occasione del cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli (1976).
L’incontro ha riunito rappresentanti della Regione Friuli Venezia Giulia, dell’Università di Udine, della Protezione Civile e delle professioni tecniche per riflettere sul futuro della gestione dei rischi e delle emergenze, valorizzando l’esperienza maturata in Friuli e trasformandola in un modello orientato alla prevenzione, alla preparazione e alla resilienza.

Il Manifesto Friuli 2026 nasce con l’obiettivo di trasformare l’esperienza della ricostruzione friulana in un modello permanente di resilienza territoriale. Al centro della proposta vi è la costruzione di una rete stabile di collaborazione tra istituzioni, università, Protezione Civile e professionisti tecnici, capace di operare nelle diverse fasi della gestione del rischio: prevenzione, preparazione, risposta e recupero. Il Manifesto è articolato in quattro parti: il preambolo, l’appello, i dieci principi guida, l’impegno all’azione. Obiettivo principale è superare l’approccio settoriale in quanto il rafforzamento della resilienza territoriale richiede una “squadra” multidisciplinare capace di gestire rischi interconnessi e a cascata. A questo scopo nasce la figura del “Technical resilience advisor”, uno specialista chiamato ad operare nei processi di decisione pubblica, a supporto degli enti e delle realtà più vulnerabili in caso di calamità.

Il documento propone un approccio multidisciplinare per valorizzare le competenze presenti sul territorio e favorire l’integrazione tra saperi diversi, superando le tradizionali frammentazioni operative. Un ruolo strategico viene attribuito alla formazione condivisa, intesa non soltanto come aggiornamento professionale, ma come strumento per definire procedure, linguaggi e metodologie comuni in grado di garantire efficacia e coordinamento nelle situazioni emergenziali. La resilienza viene inoltre interpretata in una prospettiva ampia, che comprende non solo il rischio sismico ma anche le emergenze idrogeologiche, meteorologiche, ambientali e industriali. Una visione che richiede il contributo di professionalità differenti e una crescente capacità di cooperazione tra tutti i soggetti coinvolti. I lavori sono stati introdotti da un messaggio del presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, dal rettore dell’Università di Udine, Angelo Montanari, dal delegato dell’Ateneo per la sede di Gemona del Friuli, Andrea Cafarelli, e dall’assessore regionale alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, ha anche svolto le considerazioni finali.

Ad intervenire, fra gli altri: per l’Ateneo, il titolare della Cattedra Unesco in Sicurezza intersettoriale per la riduzione dei rischi di disastro e la resilienza, Stefano Grimaz, la delegata dell’ateneo per i rapporti con il territorio e la valorizzazione delle conoscenze, Elena D’Orlando; il direttore centrale della Protezione civile regionale, Amedeo Aristei, e Diego Carpenedo, componente dei Gruppi tecnici per la ricostruzione del Friuli.

Tra i relatori del forum anche Sergio Comisso, Vicepresidente del Consiglio Nazionale dei Periti Industriali, che ha sottolineato l’importanza di costruire un’organizzazione in grado di mettere in relazione la centralità delle strutture regionali, il supporto tecnico-scientifico dell’Università e l’esperienza dei professionisti che operano quotidianamente sul territorio.
«È fondamentale creare un sistema che sappia valorizzare la conoscenza diretta dei luoghi e delle comunità, mettendo in relazione competenze diverse e complementari. Solo attraverso un approccio multidisciplinare ogni professionista può diventare supporto dell’altro, generando un beneficio per l’intero sistema di gestione delle emergenze», ha evidenziato Comisso.

Nel suo intervento, il Vicepresidente del CNPI ha inoltre richiamato la necessità di sviluppare percorsi formativi condivisi e procedure standardizzate, riconosciute da tutti gli attori coinvolti, nonché l’importanza di coinvolgere competenze diverse, comprese quelle dell’area impiantistica e tecnologica, sempre più strategiche nella gestione degli edifici e delle infrastrutture.
Particolarmente significativo il richiamo all’esperienza della ricostruzione post-sisma, quando professionisti appartenenti a diverse categorie seppero lavorare insieme per un obiettivo comune, contribuendo alla rinascita del territorio.

A cinquant’anni dal terremoto, il Friuli torna così a proporsi come laboratorio di innovazione istituzionale e tecnica. Il Manifesto Friuli 2026, dunque, rappresenta un invito a costruire una rete stabile di competenze e relazioni capace di affrontare le sfide future, trasformando l’esperienza del passato in uno strumento concreto per rafforzare la sicurezza e la resilienza dei territori.

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