In Brasile nessun accordo sui combustibili fossili
Della Cop 30 resta soprattutto un’immagine: l’incendio scoppiato nei padiglioni, con 13 persone intossicate e lo stop ai lavori della Conferenza per il clima. Secondo gli indigeni di Belém si tratta dell’opera di Curupira, il guardiano della foresta, che avrebbe voluto – in qualche modo – lanciare un avvertimento ai grandi del mondo: sul clima non si sta facendo abbastanza.
Di certo, la Conferenza non ha raggiunto il tanto atteso accordo sulla eliminazione graduale dei combustibili fossili e, per molti osservatori, i timidi passi avanti compiuti non garantiscono il target di 1,5° fissato a Parigi oltre dieci anni fa. Non mancano, tuttavia, alcune buone notizie, come i fondi triplicati per l’adattamento agli impatti climatici, passati da 100 a 300 miliardi a partire dal 2035. Ancora una volta, però, la grande Conferenza brasiliana ha rinviato di un anno i principali obiettivi, segnando un progressivo allontanamento dai target fissati in Francia.
L’accordo finale (il global mutirao) ha lasciato molti scontenti, anche se il testo è stato approvato all’unanimità. In sostanza, dallo stesso documento è scomparso lo scadenzario per l’abbandono graduale dei combustibili fossili, tema che sarà affidato a un nuovo organismo. Qualche dettaglio è arrivato dal ministro dell’ambiente Gilberto Pichetto Fratin; il titolare del Mase ha ricordato che «la definizione dello scadenzario è stata frutto di un’iniziativa di alcuni paesi, ma non rientrava nel mandato dell’Unione europea. Attualmente è uscita dal documento, ma ci sarà un tavolo collaterale che dovrà definire una road map, su base volontaria. E l’Italia parteciperà».
Limitare l’aumento della temperatura a 1,5° rispetto ai livelli pre-industriali resta, comunque, il target chiave. Per raggiungerlo è stata istituita la «Belém mission to 1.5», accompagnata dal Global implementation accelerator, strumenti che vanno – in sostanza – a sostituire la road map.
L’eredità di Belem 2025 si riassume nelle 15 decisioni contenute nel piano finale. Tra quelle non ancora citate, una delle più rilevanti è la creazione del Belém Action Mechanism, un nuovo organismo dedicato al supporto dei paesi più fragili nella transizione verso nuovisistemi economici, puntando su sostenibilità ed equità sociale. La struttura sarà definita nei dettagli entro la Cop 31.
Probabilmente, però, il passaggio più significativo riguarda gli indicatori dell’obiettivo globale sull’adattamento, con l’approvazione di 59 parametri. Si tratta di un passo avanti rilevante su un tema dibattuto da anni.
Nel complesso, timidi passi avanti (c’è chi li ha definiti baby steps) e un generale rinvio di 12 mesi per le decisioni più importanti. In sostanza, nulla di davvero nuovo sotto il sole.














