Intervista a Mauro Iengo, presidente Legacoop Lazio e consigliere della Camera di Commercio di Roma
Presidente Iengo, quali sono oggi le principali sfide e opportunità per il sistema cooperativo?
Le sfide e le opportunità del sistema cooperativo sono quelle di sempre: andare incontro ai bisogni e alle aspirazioni delle persone, che abbiano la veste di lavoratori, di consumatori o di piccoli imprenditori. Probabilmente, rispetto al passato, il nostro compito si è reso più complesso e difficile perché viviamo un’epoca di individualismo spinto, favorito anche da un certo uso delle tecnologie che spinge le persone a pensare di essere sufficienti a sé stesse nel perseguire i propri obiettivi. Non è così. Al contrario, abbiamo tutti necessità di stare insieme agli altri per organizzare al meglio il proprio lavoro e goderne dei risultati in modo equo, per avere maggiore potere di acquisto per acquistare beni di prima necessità, per essere più competitivi. E le tecnologie dovrebbero essere usate per favorire questi processi.
Il modello cooperativo ha dimostrato da decenni di avere la capacità di contribuire a raggiungere questi traguardi, aggiornando le proprie caratteristiche nel tempo, ma mantenendo due fondamentali caposaldi: concentrare la propria attenzione, come detto, sulla soddisfazione dei bisogni e delle aspirazioni dei soci cooperatori senza avere necessità di remunerare il capitale, come nelle società a scopo lucrativo, e nel contempo governare l’impresa secondo principi di democrazia. L’abbiamo dimostrato in tutti i settori economici in cui le cooperative operano, dal comparto agroalimentare a quello industriale, dal settore dei servizi a quello socio-sanitario ed educativo, dalla distribuzione commerciale alla casa, dalla cultura e lo spettacolo alle professioni intellettuali, fino all’energia rinnovabile.
La sfida, in parte già vinta, è quella di rendere ancora più chiaro che il servizio mutualistico che le cooperative svolgono verso i propri soci rappresenta un valore aggiunto per l’intera comunità in cui le stesse svolgono la loro attività. È già evidente in alcuni settori, come quello delle cooperative sociali o delle cooperative di comunità, ma gli stessi effetti benefici sulla vita delle comunità sono resi da tutte le altre tipologie di cooperative quando garantiscono ai lavoratori retribuzioni eque, ai consumatori una migliore capacità di acquisto, ai piccoli imprenditori maggiore competitività nel mercato.
Un riconoscimento formale sta arrivando dai documenti che il Governo sta elaborando per dare seguito alla Proposta europea di Raccomandazione del Consiglio sullo sviluppo delle condizioni quadro dell’economia sociale. Un quadro che comprende la cooperazione in quanto soggetto riconosciuto per esercitare una funzione sociale volta a soddisfare interessi collettivi. È per noi un grande risultato il fatto che i principi comunitari si allineino con quelli della nostra Carta costituzionale che, all’articolo 45, riconosce la funzione sociale della cooperazione.
Come può la collaborazione tra mondo cooperativo e professioni tecniche contribuire allo sviluppo sostenibile dei territori, soprattutto in ambiti centrali come la transizione energetica, la rigenerazione urbana e l’innovazione nei servizi?
Premetto che su questi temi occorre ormai una visione diversa dell’economia, che sappia promuovere la sostenibilità, conciliando attività economiche, sviluppo sociale e salvaguardia ambientale, tutela dei beni pubblici e rispetto delle generazioni future. Poco più di un anno fa nella Costituzione italiana sono state introdotte disposizioni a tutela dell’ambiente, degli ecosistemi, della biodiversità e degli animali, “anche nell’interesse delle future generazioni”. Si tratta di un principio fondamentale che tuttavia non è entrato pienamente nella cultura diffusa dei cittadini, delle imprese e nell’azione concreta di Governo.
Le imprese cooperative italiane da sempre cercano di coniugare lo spirito imprenditoriale con l’interesse generale per la comunità e il principio dell’intergenerazionalità. E tuttavia occorre fare di più attraverso diverse azioni: la promozione della cultura della sostenibilità, attraverso percorsi di formazione e servizi dedicati alle imprese; il sostegno allo sviluppo di comunità energetiche di stampo cooperativo, mettendo a disposizione una filiera di competenze e servizi; la promozione, valorizzazione e cura dei beni comuni e dei territori più fragili, sia tramite forme di gestione condivisa dei beni che attraverso processi di sviluppo locale; promuovere la ridefinizione della fiscalità a favore della riqualificazione energetica. La collaborazione tra il mondo cooperativo e le professioni tecniche può contribuire moltissimo a conseguire tali obiettivi, rendendo possibile lo sprigionarsi di sinergie formidabili proprio nei percorsi di formazione della cultura della sostenibilità, nella promozione di comunità energetiche rinnovabili, nella valorizzazione dei beni comuni e dei territori più fragili.
Si consideri, ad esempio, sul tema della rigenerazione urbana, la sinergia che si sta sviluppando tra cooperative sociali e cooperative di abitanti, accompagnate da ingegneri e architetti, per favorire la costruzione di nuovi alloggi o la ristrutturazione di vecchi immobili per renderli più inclusivi, affinché rispondano ai bisogni reali della comunità. Vorrei poi ricordare l’esperienza di PERCERTO, una CER nata in forma cooperativa grazie all’incontro delle competenze politiche e professionali dell’Ordine dei Periti Industriali e della Legacoop nazionale. Una collaborazione che si sta estendendo anche alla promozione di società cooperative tra periti industriali allo scopo di consentire loro di esercitare in forma aggregata la loro professione, potendo così affrontare un mercato che sta diventando sempre più competitivo, anche a causa di una domanda di prestazioni professionali sempre più articolata, che attraversa i confini tradizionali delle singole professioni. Tutto questo presuppone una struttura organizzativa e una dotazione di mezzi di cui difficilmente il professionista individuale può disporre. Insomma, la collaborazione tra mondo cooperativo e professioni tecniche, nella fattispecie tra Ordine dei Periti e Legacoop, è appena iniziata e promette bene.
Dal suo osservatorio in Camera di Commercio di Roma, quali politiche o strumenti ritiene prioritari per favorire un dialogo strutturato tra imprese cooperative, professionisti e istituzioni, così da sostenere crescita, legalità e qualità del lavoro?
Onestamente, la mia esperienza in Camera di Commercio è appena iniziata, ma mi convincono le parole con le quali il presidente Tagliavanti ha fatto seguire la sua rielezione. Nel suo intervento ha voluto sottolineare il ruolo della CCIAA nel valorizzare la buona burocrazia, in una logica di servizio verso le imprese, nell’affiancare le imprese nelle difficili fasi di transizione e nel contribuire a migliorare le infrastrutture di sviluppo (CAR, Auditorium, Tecnopolo). La sfida del futuro, conclude Tagliavanti, è quella di incrementare la produttività delle imprese, anche per migliorare le capacità reddituali dei lavoratori.
Ecco, a mio parere, questi obiettivi non potranno essere raggiunti se non attraverso la collaborazione tra le imprese e la categoria dei professionisti in senso lato. Non vi è dubbio, infatti, che un mercato complesso e articolato come quello odierno non possa fare a meno del contributo di tutti gli attori economici. Collaborazione in senso lato, ma soprattutto in senso formale e contrattuale. Sono un assertore convinto che le imprese e i professionisti debbano sempre più operare attraverso i contratti di rete perché questi consentono loro di definire strategie di sviluppo comuni e valorizzare rispettivamente le loro risorse aziendali e intellettuali, ancor meglio se nell’aderire alla rete i professionisti siano già associati in forma cooperativa.









