Confprofessioni: sale l’età anagrafica degli iscritti agli Ordini

da | 18 Gen 2024 | In evidenza, Primo piano

Per Confprofessioni la discesa occupazionale ha colpito i professionisti più giovani e il lavoro autonomo perde «appeal

Il numero di liberi professionisti italiani, che «è stato in costante aumento fino al 2019, ha subito un calo a partire dal 2020» (l’anno dello scoppio della pandemia da Covid-19). E questa discesa, «comune a tutti i Paesi dell’Unione Europea, è certamente imputabile agli effetti della crisi economica causata» dalla diffusione del virus. Ad esprimere queste considerazioni è stata Confprofessioni, la Confederazione degli esponenti delle varie categorie di lavoratori autonomi iscritti ad Ordini e Collegi (tra cui i periti industriali e i periti industriali laureati) che è stata ascoltata dalla Commissione parlamentare per il controllo sugli Enti di previdenza.

Tra il 2018 e il 2022 è stato sottolineato nel testo portato dinanzi a deputati e senatori e al presidente della Bicamerale, il deputato della Lega Alberto Bagnai, «si assiste ad un calo del 5% (-76.000 unità), che riguarda sia i professionisti dell’area tecnica e scientifica (-4,9%) sia, soprattutto, quelli del comparto salute (-12,9%). Inoltre – continua il dossier – assistiamo ad un progressivo invecchiamento del comparto libero professionale: il 55,5% del comparto, infatti, ha meno di 50 anni rispetto al 68,7% nel 2009». Si tratta, viene precisato, però, di una discesa del segmento dell’occupazione indipendente che «non si è però distribuita omogeneamente nelle diverse fasce di popolazione, ma ha colpito in particolare i professionisti più giovani. Nelle libere professioni, tra il 2019 e il 2022 la componente più giovane (15-34 anni) è diminuita di quasi il 10%, la componente che si colloca nella fascia intermedia (35-54 anni) del 6%, mentre la componente più anziana (+55 anni) solamente dell’1,7%», ha specificato la Confederazione, nel corso dell’audizione.

I dati contenuti nel documento, a seguire, mostrano come la propensione a scegliere il lavoro autonomo sia «in costante calo: l’incidenza dei liberi professionisti sui laureati di secondo livello, a 5 anni dalla laurea, è scesa dal 22,2% del 2018 al 18% del 2022, pari a 2.151 unità in meno», tanto che «solamente il 36% dei laureati in giurisprudenza e il 38,5% degli architetti e ingegneri. È un fenomeno – secondo la Confederazione presieduta da Gaetano Stella – comune a tutte le aree territoriali, anche se meno marcato al Sud dove, tuttavia, il numero dei giovani laureati che accedono al mondo del lavoro è in netto calo a causa della fortissima spinta migratoria verso le regioni del Centro e del Nord e verso l’estero».

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Stando alla valutazione di Confprofessioni, dunque, la crescita di «appeal» delle professioni «passa necessariamente dalla costituzione di strutture multidisciplinari, formate da un insieme di professionisti estremamente specializzati, ovvero in grado di rispondere efficacemente alla domanda di servizi complessi», soprattutto da parte delle imprese, che richiedono una pluralità di prestazioni specialistiche coordinate tra loro, pertanto sarebbe opportuno intervenire su «una legislazione fiscale e su norme e regolamenti previdenziali che penalizzano pesantemente i processi di aggregazione in Società tra professionisti (Stp), o Società tra avvocati (Sta)», viene messo in luce nel testo.

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