Concordato preventivo biennale: ancora novità per le Partite IVA

da | 18 Giu 2024 | Competenze multidisciplinari

Partite IVA: il processo di attuazione della legge delega per la riforma fiscale procede a passi spediti.

Focalizzando l’attenzione sulle misure maggiormente attese dai professionisti, meritano particolare risalto la recente approvazione in esame preliminare del decreto con la revisione dell’Irpef, che riscrive le regole di determinazione del reddito di lavoro autonomo e delinea una disciplina fiscale favorevole per le operazioni di aggregazione e riorganizzazione degli studi professionali, e l’approvazione in via definitiva del decreto legislativo 12 febbraio 2024, n.13, che tiene a battesimo il nuovo concordato preventivo biennale. Istituto che per i prossimi anni si candida a divenire il principale strumento di compliance nell’ambito dei rapporti tra amministrazione finanziaria e professionisti (e imprenditori). Per tali contribuenti, quindi, diviene necessario comprenderne il meccanismo di funzionamento.

In estrema sintesi, si potrebbe definire l’istituto come un accordo tra fisco e contribuente, volto a determinare preventivamente l’ammontare del reddito prodotto da imprenditori e professionisti sulla base di una proposta formulata dall’Agenzia delle entrate, a cui l’interessato avrà facoltà di aderire o meno. In caso di adesione il concordato si perfeziona e le imposte sui redditi e l’Irap vengono calcolate con riferimento ai valori reddituali prestabiliti in luogo di quelli effettivi; l’Iva, invece, rimane fuori dal campo di applicazione del concordato.

In via generale l’accordo vincola per due anni i contribuenti, ma per i forfettari la durata del concordato è limitata, in via sperimentale per il solo 2024, a una sola annualità. Trascorso tale periodo l’Agenzia delle entrate elabora una nuova proposta concordataria e l’iter viene rinnovato.

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L’accesso alla misura viene consentito soltanto ai soggetti di minori dimensioni, identificati nei titolari di reddito di impresa e di lavoro autonomo sottoposti agli ISA (indicatori sintetici di affidabilità fiscale) e in quelli che utilizzano il regime forfettario. A tal fine la norma richiede il possesso di specifici requisiti, ovvero:

  • assenza di debiti tributari maggiori di 5mila euro e di debiti per contributi previdenziali;
  • regolare presentazione delle dichiarazioni dei redditi relative ai tre periodi d’imposta precedenti;
  • assenza di condanne per reati tributari o di riciclaggio nei cinque anni precedenti a quelli dell’applicazione del concordato.

In merito al processo di formazione della proposta dell’Agenzia delle entrate va sottolineato che, non essendo previsto alcun contradditorio con il contribuente, essa verrà elaborata coerentemente “con i dati dichiarati” e facendo riferimento anche alle informazioni “desumibili dagli indici sintetici di affidabilità fiscale”, con particolare riguardo alle redditività individuali e del settore di svolgimento dell’attività. Il che implica, a regime, una anticipazione dell’invio del modello ISA rispetto al termine attualmente coincidente con quello della trasmissione dei modelli dichiarativi. Senza considerare i maggiori adempimenti che, presumibilmente, graveranno sui contribuenti che utilizzano il regime forfettario, fino a oggi esclusi dall’applicazione degli ISA.

Qualche considerazione, infine, merita il tema della convenienza ad aderire o meno al concordato.

Preliminarmente occorre osservare che al momento dell’estensione della presente nota non risultano ancora emanati i decreti ministeriali con cui dovranno essere definiti i criteri di computo del reddito oggetto della proposta dell’Agenzia: non è possibile, quindi, esprimere una valutazione puntuale su tale fattispecie.

Per quanto riguarda i liberi professionisti, tuttavia, si possono comunque segnalare alcune variabili da tenere in considerazione prima di accettare o meno la proposta dell’amministrazione finanziaria. Innanzi tutto, i professionisti determinano il proprio reddito secondo il principio di cassa: quindi, un ritardo nei pagamenti dei compensi maturati potrebbe determinare un’imposta “concordata” più elevata di quella effettiva. Più in generale, considerando che le attività professionali sono soggette a rischi e incertezze (a volte non programmabili), è evidente che l’adesione al concordato rappresenta una sorta di “scommessa”, che come tale necessita di una attenta valutazione e dell’ausilio del professionista di fiducia.

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