Comunità energetiche: il progetto dei Periti Industriali arriva Reggio Emilia

da | 4 Mag 2023 | In evidenza, Voci dal territorio

Il progetto dei Periti Industriali sulle Comunità Energetiche non si ferma e arriva Reggio Emilia

Circa 30 megawatt di impianti solari, oltre 2400 impianti fotovoltaici attivi: questi i numeri che fanno di Reggio Emilia l’ottava città in Italia per potenza installata ogni mille abitanti.

A ricordarlo Alex Pratissoli, Vicesindaco e assessore alla rigenerazione del Comune di Reggio Emila intervenuto in apertura del convegno che si è tenuto a Reggio Emilia “Le comunità energetiche, motore di innovazione e di sviluppo” organizzato dal Consiglio nazionale dei Periti Industriali e dei Periti Industriali laureati e da Ancitel Energia e Ambiente.

Dunque i numeri la dicono lunga sulla sensibilità del territorio sui temi dell’energia, ma restano insufficienti per gli obiettivi di transizione energetica. “La sfida sulla neutralità carbonica” ha ricordato Pratissoli nel suo intervento, “definisce, più di ogni altra, le priorità per il futuro della nostra città. Attraverso il nuovo Piano urbanistico generale -realizzato anche con il contributo dei periti industriali- prevediamo di realizzare da qui al 2030 200 MW di impianti a fonti rinnovabili, individuando quattro ambiti prioritari: la diffusione di impianti per l’autoconsumo sui tetti delle aziende, la rimozione di coperture in amianto, la diffusione delle Comunità energetiche rinnovabili e infine la promozione dell’agrivoltaico”.

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Nel 2021 la Regione ha ricordato Letizia Zavatti, funzionario della Regione, ha riconosciuto le CER con fondi di incentivazione nazionale, si è poi dotata di una propria normativa e ha successivamente emanato un bando, in attuazione della misura del Pr Fesr 2021-2027, che punta sostenere la costituzione e la progettazione delle CER attraverso la concessione di contributi economici a copertura dei costi per l’avvio.

“Gli obiettivi contenuti nel piano della Regione”, ha sottolineato Giovanni Esposito, Presidente del Cnpi “fanno ben sperare su una nuova sensibilità da parte delle amministrazioni pubbliche rispetto a questi temi. Il progetto sulle comunità energetiche che come Consiglio nazionale portiamo avanti da oltre un anno, rappresenta una sfida determinate per il futuro dell’energia nel nostro paese. Per questo l’ obiettivo prioritario è stato quello di mettere attorno ad uno stesso tavolo tutti gli stakeholder sul tema. Del resto l’unico modo di dimostrare al paese che le cose si possono fare è farle. Come tecnici il nostro contributo può esser determinante per mettere a terra i progetti, ma lo possiamo fare solo in sinergia con il resto della filiera”.

La vera scommessa per Sergio Olivero, Energy Center del Politecnico di Torino è quella di fare in modo che le comunità energetiche imparino ad autogestirsi. Le CER, ha detto, “devono essere autonome altrimenti non riusciremo mai a fare una reale transizione per arrivare a questo è fondamentale la conoscenza che va gestita su due livelli, uno informatico, uno più tecnico dove le professioni tecniche e le associazioni datoriali hanno un ruolo fondamentale”.

Marco Corradi, presidente ACER RE, da sempre attenta al tema ambientale unito a quello sociale, esorta al confronto tutti gli attori della filiera per coordinarsi su una tematica molto complessa. “Se vogliamo mettere in piedi una comunità energetica, il lavoro sulla “comunità” è fondamentale, quindi la strada sono i rapporti con le imprese sul territorio, con i condomini, gli inquilini. Dobbiamo produrre energia sui nostri tetti, avere le imprese che la creano e risorse per fare leva all’interno della comunità”.

Se sono ben chiari i motivi per cui procedere alla costituzione di una comunità energetica rinnovabile, più complesso resta il quadro normativo, in particolare quello relativo alla forma societaria e giuridica da dare alla comunità energetica. Secondo Andrea Baldanza, magistrato della Corte dei Conti, “la Fondazione di Partecipazione è la forma societaria che meglio risponde alla necessità di partecipazioni temporanee, alla scelta dei nuovi partecipanti, al vincolo di attività non a scopo di lucro e alla possibilità di distribuirne i benefici”.

 

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