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Commercialisti, altolà del Tar del Lazio alle (imminenti) elezioni

da | 27 Set 2021 | Notizie, Professioni a confronto

Rinnovo dei vertici degli Ordini territoriali dei commercialisti «in freezer» a due settimane esatte dall’avvio delle consultazioni: a tirar fuori il «cartellino rosso» è stato il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, che sabato ha accolto in via cautelare il ricorso presentato per l’annullamento della delibera dello stesso Consiglio nazionale della categoria professionale dello scorso 4 giugno, con la quale è stata fissata la data delle elezioni per il rinnovo degli Ordini locali per i giorni 11 e 12 ottobre 2021. La reazione del Consiglio nazionale è stata immediata, poiché ha subito dato mandato ai suoi legali di proporre appello al Consiglio di Stato che si dovrebbe esprimere, in via cautelare, già nella giornata di oggi, lunedì 27 settembre. A seguito del pronunciamento del Tar, però, il procedimento elettorale è stato sospeso e gli Ordini territoriali sono stati invitati a fermare fin da subito le operazioni di voto per corrispondenza (poiché in alcune aree del Paese erano già cominciate).

In base al ricorso, depositato dal consigliere nazionale Felice Ruscetta, la fissazione della data per le votazioni degli Ordini territoriali, seppur rientrante nelle competenze del Consiglio nazionale, è stata deliberata oltre la consumazione del suo periodo di proroga, ragion per cui sarebbe soggetta alla sanzione di nullità; a giudizio del ricorrente, il Consiglio nazionale avrebbe potuto esercitare legittimamente i propri poteri fino alla fine di aprile ma, superata quella soglia temporale, il ministro della Giustizia (il titolare del dicastero che vigila sugli Ordini professionali) avrebbe dovuto prender atto dell’intervenuta decadenza dell’Ente. E nominare al suo posto un commissario.

Dura è stata la presa di posizione di alcuni sindacati di categoria, che sostenevano con forza la necessità di procedere alle votazioni per scegliere le nuove guide locali e nazionali. «Dopo mesi di rinvii, ricorsi, sentenze, regolamenti e dubbi sulle modalità non si inizierà a votare. Questo è un dato di fatto e al momento possiamo solo definirci frastornati», ha scritto l’Ungdcec (Unione giovani dottori commercialisti ed esperti contabili), aggiungendo che come associazione che «chiede da mesi come «unica stella polare» il voto, non possiamo più transigere, lo dobbiamo a noi stessi, alla nostra dignità di sindacalisti ed al rispetto verso una professione che amiamo».

«Avevamo rivolto ai colleghi parole di esortazione per andare a votare, auspicando un rapido passaggio di consegne ai nuovi eletti. Ci risvegliamo, in una domenica autunnale, in un nuovo incubo dove gli ingredienti sono burocrazia e interessi personali. Tralasciando e dimenticando i diritti degli iscritti» si puntualizza nella nota dell’Adc (Associazione dottori commercialisti), che considera «incredibile» che un Ente pubblico, «sotto sorveglianza del ministero della Giustizia, non sia in grado di compiere da tempo i pochi e necessari passi per arrivare al rispetto della democrazia e del voto».

 

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