Il disegno di legge delega approvato dal Consiglio dei Ministri avvia la riscrittura complessiva della normativa edilizia, superando il d.P.R. 380/2001
Il futuro Codice delle Costruzioni punta su semplificazione dei procedimenti, chiarimento dei titoli abilitativi, revisione delle categorie edilizie e regolarizzazione delle lievi difformità storiche. Previsti anche maggiore coordinamento tra Stato e Regioni, fascicolo digitale del fabbricato e conferma della “doppia conformità alleggerita” del Salva Casa.
Con l’approvazione del DDL delega, avvenuta lo scorso 4 dicembre, il Governo avvia ufficialmente la costruzione di un nuovo Codice delle Costruzioni, che dovrà essere tradotto in uno o più decreti legislativi entro dodici mesi. L’obiettivo è riorganizzare l’intero quadro delle regole edilizie, inglobando anche discipline settoriali oggi sparse in diverse norme. La riforma nasce in continuità con il DL “Salva Casa” del 2024 e si affianca al DDL Mazzetti in discussione alla Camera, in un percorso coordinato di razionalizzazione.
Finalità principali della delega
La delega punta a semplificare i procedimenti amministrativi, ridurre l’incertezza interpretativa e garantire standard uniformi sul territorio nazionale, anche attraverso la definizione dei LEP.
Una parte rilevante riguarda l’aggiornamento delle norme sulla sicurezza delle costruzioni, alla luce delle moderne tecniche costruttive e delle esigenze di sicurezza sismica ed energetica.
È prevista anche una maggiore integrazione tra normativa edilizia, urbanistica e disciplina dei beni culturali, così da evitare sovrapposizioni e frammentazioni regolatorie.
Le principali innovazioni del nuovo Testo Unico
Tra le misure più rilevanti figurano:
- Regolarizzazione delle piccole difformità antecedenti al 1967, attraverso una procedura di sanatoria semplificata, non assimilabile a un condono, ispirata alla logica del Salva Casa.
- Classificazione nazionale delle difformità edilizie, con criteri omogenei e superamento delle attuali differenze regionali.
- Chiarimento dello stato legittimo degli immobili, che sarà ricostruibile tramite il titolo edilizio più recente, purché questo riporti e asseveri gli estremi di tutti i titoli precedenti.
- Riordino dei cambi di destinazione d’uso, valorizzando l’equivalenza funzionale tra usi omogenei e rafforzando la semplificazione avviata con il DL 69/2024.
- Riduzione dei tempi amministrativi tramite autocertificazione, auto-asseverazione e potenziamento del silenzio assenso.
- Nuova articolazione delle categorie edilizie, che sostituirà la tradizionale tripartizione manutenzione-restauro-ristrutturazione con cinque macro-gruppi collegati direttamente ai tre titoli abilitativi (CILA, SCIA e permesso di costruire).
- Revisione della Segnalazione Certificata di Agibilità, con procedure più snelle e documentazione ridotta.
Sanatorie, digitalizzazione e fascicolo del fabbricato
Il Codice fisserà scadenze certe per la definizione delle domande di condono ancora pendenti dai tre provvedimenti del 1985, 1994 e 2003.
Grande attenzione è dedicata anche alla digitalizzazione: il fascicolo del fabbricato verrà portato a sistema, diventando un archivio digitale unico per certificazioni, titoli edilizi e vicende amministrative dell’immobile.
Resta confermata la doppia conformità semplificata introdotta dal Salva Casa, con verifica edilizia al momento della realizzazione e conformità urbanistica al momento della domanda.
Chiarezza sulle competenze e percorso condiviso
Uno degli scopi centrali della riforma è ristabilire in modo netto la distinzione tra competenze statali e regionali, evitando i conflitti interpretativi che negli anni hanno ostacolato interventi edilizi e piani urbanistici.
Il Ministero delle Infrastrutture sottolinea come il DDL non introduca sanatorie generalizzate per vecchi abusi, ma miri a un quadro regolatorio stabile, chiaro e prevedibile.
Verso un sistema edilizio più semplice e uniforme
Il nuovo Codice delle Costruzioni punta quindi a ridurre burocrazia e contenziosi, collegando ogni intervento edilizio al titolo abilitativo corretto tramite criteri oggettivi e uniformi, superando le incertezze che hanno caratterizzato il quadro regolatorio negli ultimi vent’anni.
L’impianto definitivo prenderà forma nei prossimi mesi, con l’adozione dei decreti legislativi che dovranno dare attuazione alla delega.




SCARICA IL DDL TUE









