Catasto, via libera alla riforma che mette in tilt la maggioranza

da | 4 Mar 2022 | In evidenza, Primo piano

Passa per un solo voto di differenza la riforma del catasto, così come delineata dall’articolo 6 della delega fiscale. La norma, che prevede la “modifica della disciplina relativa al sistema di rilevazione catastale, al fine di modernizzare gli strumenti di individuazione e di controllo delle consistenze dei terreni e dei fabbricati, e un’integrazione delle informazioni presenti nel catasto dei fabbricati in tutto il territorio nazionale, da rendere disponibile a decorrere dal 1° gennaio 2026″, è stata, infatti, nei giorni scorsi al centro di un aspro scontro tra il centrodestra e il Governo Draghi, al punto da mettere in crisi il Governo stesso.

Sebbene la riforma specifichi chiaramente che la nuova mappatura e la revisione non costituirà la base per modifiche alla base imponibile dei tributi, la Lega temeva che questo vincolo non avrebbe retto e che inevitabilmente si sarebbero ritoccate al rialzo le tasse sulla casa. Forza Italia ha presentato un emendamento finalizzato ad escludere la mappatura e la revisione e a procedere soltanto all’emersione degli immobili fantasma. Ma il Governo è stato irremovibile: qualsiasi variazione alla norma sul catasto avrebbe fatto saltare tutto. Anche perchè la riforma del catasto è obbligatoria per ottenere i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. La votazione ha quindi salvato la norma così come formulata dal Governo.

Ma in cosa consisterà in sintesi questa riforma? La revisione della disciplina relativa al sistema di rilevazione catastale, contenuta nel testo giunto all’esame della commissione Finanze, fissa i principi e i criteri direttivi per la modifica, attraverso l’adozione dei decreti legislativi. Per quanto riguarda i destinatari, nel documento che accompagna la legge delega dal titolo “Analisi dell’impatto della regolamentazione” si rileva che le previsioni relative al catasto fabbricati, sebbene come previsto non abbiano ripercussioni fiscali dirette (permanendo il riferimento fiscale alle rendite catastali attualmente vigenti), potrebbero interessare circa 39 milioni di persone fisiche e circa 1,5 milioni dì persone giuridiche (intestatarie di immobili urbani). Da una parte le norme mirano a prevedere strumenti da porre a disposizione dei comuni e dell’Agenzia delle entrate, per facilitare e accelerare l’individuazione degli immobili o dei terreni non correttamente censiti. Dall’altra puntano a integrare le informazioni presenti nel catasto dei fabbricati, da rendere disponibili a decorrere dal primo o gennaio 2026. La finalità prioritaria è quella di consentire un maggiore controllo del patrimonio immobiliare, favorendo l’emersione di immobili non censiti ovvero censiti sulla base di rendite che non rispettano la reale consistenza e la destinazione degli stessi.

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Le informazioni presenti nel catasto dei fabbricati dovranno essere integrate attribuendo all’unità immobiliare un valore patrimoniale e una rendita attualizzata rilevati in base ai valori di mercato, anche attraverso meccanismi di adeguamento periodico.  Per le unità immobiliari di interesse storico o artistico saranno previste adeguate riduzioni del valore patrimoniale medio ordinario, considerati i più gravosi oneri di manutenzione e conservazione.

Sarà proprio il tema del catasto al centro del convegno “Catasto tra storia e riforma. Il ruolo di sussidiarietà del professionista” organizzato dal Consiglio nazionale dei periti industriali il prossimo 24 marzo 2022 (ore 15:00 alle 18:00) a Firenze. L’evento, rivolto a professionisti, cittadini, tecnici dell’Agenzia delle Entrate-Uffici Provinciali del Territorio, sarà l’occasione per parlare in maniera più approfondita di una moderna riforma del catasto lasciando spazio alle proposte dei professionisti sul tema.

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