venerdì, 30 Settembre 2022

Catasto, via il riferimento ai valori patrimoniali: così si sblocca la delega

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Arriva l’accordo sulla riforma del catasto. Dopo mesi di bagarre arriva la nota ufficiale con cui il centrodestra rilancia l’accordo su un nuovo testo dell’articolo 6 della legge delega, quello relativo alla riforma del catasto dove si legge nella nota, viene “eliminato ogni riferimento al sistema duale, preservando i regimi cedolari esistenti e garantendo una armonizzazione del sistema fiscale: nessun incremento di tassazione potrà quindi colpire i risparmi o la casa degli italiani». Quanto al catasto via «ogni riferimento ai valori patrimoniali degli immobili, consentendo l’aggiornamento delle rendite secondo la normativa attualmente in vigore e senza alcuna innovazione di carattere patrimoniale». Il centrodestra di governo annuncia così, «con grande soddisfazione», l’intesa raggiunta «con Palazzo Chigi per rivedere gli articoli 2 e 6 della delega fiscale». Non solo, perché il nuovo articolo 6 prevede espressamente che i proventi e il maggior gettito recuperato con l’emersione delle cosiddette case fantama dovrà essere destinato alla riduzione delle imposte sulla casa.

L’articolo 6 del disegno di legge delega per la riforma del fisco viene dunque riscritto prevedendo di fatto che il catasto verrà quindi progressivamente aggiornato, ma senza cambiamenti rispetto ai criteri attuali. Il primo passo sarà la mappatura degli immobili e dunque la rilevazione dei beni non censiti. L’obiettivo resta quello di dotare comuni e agenzia delle Entrate di strumenti in grado di facilitare e accelerare l’individuazione e, eventualmente, il corretto classamento degli immobili attualmente non censiti o che non rispettano la reale consistenza di fatto, la relativa destinazione d’uso, ovvero la categoria catastale attribuita.

L’obiettivo è anche quello di fare chiarezza sui terreni edificabili accatastati come agricoli e stanare gli immobili abusivi, individuando anche specifici incentivi e forme di valorizzazione delle attività di accertamento attuate dai comuni. La delega prevede anche che l’amministrazione finanziaria e i Comuni possano essere messi in grado di incrociare i dati e soprattutto condividere informazioni e documenti ai fini dell’accatastamento delle unità immobiliari. Ai Comuni che parteciperanno alle nuove rilevazioni potrà essere destinata una quota maggiore del gettito recuperato così da poter essere destinato alla riduzione delle tasse sul mattone.

Le informazioni rilevate secondo i nuovi criteri entreranno in vigore solo dal 1° gennaio 2026 e non potranno essere utilizzate per la determinazione della base imponibile dei tributi «la cui applicazione si fonda sulle risultanze catastali e, conseguentemente, per la determinazione delle agevolazioni e dei benefici sociali». Per ogni unità immobiliare il nuovo catasto dovrà indicare oltre alla rendita catastale già esistente e nelle disponibilità dell’agenzia delle Entrate, anche una rendita ulteriore che potrà essere aggiornata periodicamente, sempre secondo le attuali regole fissate dal Dpr 138 del ’98. E questo secondo tre criteri specifici: l’articolazione del territorio comunale in ambiti territoriali omogenei di riferimento, la rideterminazione delle destinazioni d’uso catastali, distinguendole in ordinarie e speciali, nonché l’adozione di unità di consistenza per gli immobili di tipo ordinario. Resta comunque sempre possibile, nella consultazione catastale, l’accesso alla banca dati Omi, che contiene i valori di mercato degli immobili.

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