L’UE contesta all’Italia e ad altri 18 Paesi il mancato invio, entro il 31 dicembre 2025, del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici
La Commissione europea ha avviato nuove procedure di infrazione nei confronti di diversi Stati membri per inadempimenti in materia di energia e clima. Tra queste, assume particolare rilievo quella che coinvolge – assieme altri 18 Paesi – anche l’Italia, chiamata a rispondere per il mancato invio del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, strumento chiave per l’attuazione delle politiche europee su efficienza energetica e decarbonizzazione del patrimonio edilizio e, quindi, propedeutico all’attuazione della Direttiva case green.
Il pacchetto infrazioni di marzo della Commissione europea
Nell’ambito del consueto pacchetto mensile di decisioni in materia di infrazioni, la Commissione europea ha adottato nel mese di marzo una serie di lettere di messa in mora nei confronti degli Stati membri che non hanno rispettato obblighi previsti dal diritto dell’Unione. Le procedure riguardano vari settori strategici, con un focus specifico sull’energia e sul clima.
Il mancato invio dei Piani nazionali di ristrutturazione degli edifici
Una delle principali iniziative riguarda l’apertura di una procedura di infrazione per la mancata trasmissione, entro il 31 dicembre 2025, del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici (National Building Renovation Plan – NBRP). Tra i Paesi destinatari della lettera di costituzione in mora figura anche l’Italia, insieme a numerosi altri Stati membri.
Il Piano rappresenta uno strumento essenziale per programmare, in modo strutturato e di lungo periodo, la trasformazione del patrimonio edilizio nazionale in un sistema ad alte prestazioni energetiche, efficiente e progressivamente decarbonizzato entro il 2050.
In virtù di quanto disposto dalla direttiva case green (EPBD), infatti, i nuovi edifici dovranno essere a emissioni zero a partire dal 2030, mentre per quelli di proprietà pubblica la scadenza è fissata al 2028.
Il quadro normativo europeo di riferimento
L’obbligo di predisporre e trasmettere il Piano discende quindi dalla nuova Direttiva (UE) 2024/1275 sulla prestazione energetica nell’edilizia. I Piani nazionali devono definire traiettorie chiare di riqualificazione, individuare le priorità di intervento, stimare i fabbisogni finanziari e garantire coerenza con gli obiettivi climatici ed energetici nazionali ed europei.
La trasmissione tempestiva dei documenti è considerata fondamentale per consentire alla Commissione di valutare la solidità delle strategie nazionali e assicurare un’applicazione uniforme della direttiva in tutta l’Unione.
La posizione dell’Italia nella procedura di infrazione
Per l’Italia, la procedura nasce esclusivamente dal mancato rispetto della scadenza formale di invio del Piano preliminare. Con la lettera di messa in mora, la Commissione invita lo Stato italiano a trasmettere senza ulteriori ritardi il documento richiesto. Da questo momento decorre un termine di due mesi per fornire una risposta ritenuta soddisfacente.
In assenza di riscontro adeguato, la procedura potrà avanzare con l’adozione di un parere motivato, primo passo verso un eventuale contenzioso davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
Implicazioni operative e prospettive
La procedura di infrazione evidenzia il ruolo centrale della pianificazione nel settore edilizio per il raggiungimento degli obiettivi europei di riduzione dei consumi energetici e delle emissioni.
Per l’Italia, l’adempimento richiesto non è solo formale, ma strategico: il Piano di ristrutturazione costituisce la base per orientare politiche pubbliche, investimenti e interventi normativi nei prossimi decenni. Una risposta tempestiva e strutturata appare quindi decisiva per evitare l’aggravarsi della procedura e garantire coerenza tra politiche nazionali ed europee.
Direttiva Case Green: in pillole
In base alla Direttiva Case Green, gli Stati membri dell’Unione europea saranno tenuti a conseguire una diminuzione del consumo medio di energia primaria degli edifici residenziali pari al 16% entro il 2030 e compresa tra il 20% e il 22% entro il 2035.
Più della metà del risparmio energetico complessivo (almeno il 55%) dovrà derivare da interventi di riqualificazione sugli immobili con le prestazioni peggiori, che costituiscono circa il 43% del patrimonio edilizio.
La direttiva deve essere ‘completamente’ recepita dall’Italia entro il mese di maggio 2026
















