mercoledì, 5 Ottobre 2022

Caro energia ancora peggio del Covid: il 30% delle imprese italiane è a rischio collasso

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Il caro energia e l’aumento dei costi delle materie prime rischiano di avere un impatto ancora più pesante del Covid su imprese italiane e professionisti. Questo sia perché gli effetti saranno generalizzati su tutta la popolazione produttiva del paese, ancor più della pandemia, sia perché il supporto del governo non potrà essere della stessa portata di quello operato negli ultimi due anni. L’esecutivo viene infatti da un periodo di altissima spesa, con la conseguente impennata del debito pubblico (superata la soglia del 150% del Pil, quando nel 2019 eravamo al 134%) e non potrà quindi mettere in campo la stessa mole di aiuti. Inoltre, l’esecutivo Draghi è impegnato con la realizzazione definitiva di molte importanti riforme (dai decreti per la riforma dei processi a quello per la giustizia tributaria, dalla concorrenza al catasto), su cui già si sono manifestate forti differenze di veduta tra i vari partiti che sostengono il governo. Dulcis in fundo, ci troviamo nell’anno di vigilia delle elezioni, un’annata sempre complicata per l’attività e la stabilità dei governi.
L’ultimo allarme sugli effetti dal caro prezzi è stato lanciato proprio oggi dal settore delle costruzioni: 800 aziende del comparto si sono trovate all’hotel Parco dei principi a Roma per analizzare la situazione. “Quasi il 30% delle imprese italiane è a rischio collasso per il caro prezzi”, si legge nella nota diffusa a margine dell’evento. Ciò è dovuto alla corsa ai rialzi: non solo gasolio e benzina, pur determinanti nei trasporti del comparto, ma anche i materiali specifici come ferro o calcestruzzo sono schizzati alle stelle. Rincari che i costruttori segnalano da oltre un anno e che adesso, complice la situazione geopolitica in Ucraina, sono diventati ancora più pesanti”.

I rincari, infine, andranno a colpire senza distinzioni anche le famiglie, oltre alle imprese: insieme ai prezzi delle materie prime, infatti, stiamo assistendo a una crescita dei costi anche per i beni di prima necessità. A marzo l’Istat ha registrato un aumento dei prezzi del 5,8% per il pane e del 13% per la pasta. Anche in questo caso, difficile immaginare un intervento del governo per sostenere i nuclei più in difficoltà che possa essere della stessa portata di quelli posti in essere nel 2020 e nel 2021. I margini di manovra sono stretti e il costo dell’impegno, forse, non sarebbe sostenibile.

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