Dopo il varo del Senato la legge elettorale passa alla Camera; opposizioni critiche
La crescita dei prezzi dell’energia continua a pesare sulle tasche degli italiani e il governo si appresta a varare nuove iniziative, mentre il «restyling» delle regole di voto (in vista delle elezioni del 2027) ha ottenuto un primo «via libera» da parte dei senatori. L’Esecutivo, stando alle informazioni trapelate nelle ultime ore, si accingerebbe a licenziare delle misure ulteriori contro il «caro-carburanti», che non dovrebbero essere, però, ultimate in tempo per finire nel Consiglio dei ministri di domani: all’orizzonte potrebbe esserci innanzitutto una rinnovata proroga del taglio alle accise sul gasolio, in scadenza giovedì 17 settembre.
Lo slittamento, è stato fatto intendere da fonti del centrodestra, servirebbe anche per prendere tempo in attesa del 22 settembre, quando i dati Istat sui conti pubblici consentiranno di capire se il rapporto deficit/Pil può scendere sotto il 3%, aprendo la strada per l’uscita dell’Italia dalla procedura Ue di infrazione. E, in tal modo, viene segnalato, sul fronte dell’energia ciò spalancherebbe nuovi (preziosi) spazi di manovra per il governo, perché consentirebbe di attivare la maggiore flessibilità di deficit prevista per il settore energetico. Le associazioni dei consumatori, nel frattempo, fanno i conti del gravame sui connazionali che hanno bisogno di carburante per i propri mezzi di trasporto: «Ai prezzi attuali del gasolio la spesa per i rifornimenti di diesel (nell’ipotesi di due pieni al mese) sale in Italia di quasi 695 euro annui ad autovettura, rispetto ai prezzi medi del gasolio in vigore nel 2025», rende noto l’Adusbef.
Quanto al Codacons, in una nota si legge come la salita «senza sosta dei listini alla pompa rischi di provocare un «effetto tsunami» sulle famiglie, perché aggrava sia i costi diretti legati ai rifornimenti, sia quelli indiretti connessi a prezzi e tariffe in una moltitudine di settori. Per questo – mette in guarda l’associazione – interventi selettivi e bonus legati al reddito non appaiono soluzioni adeguate, perché aiuterebbero solo una minima parte delle famiglie, lasciando la collettività dei cittadini in balia di rincari astronomici».
Come accennato, intanto, l’aula del Senato con 113 voti a favore, 71 contrari e 2 astenuti ha approvato la legge elettorale, passata al vaglio della Camera. E la maggioranza mostra ottimismo sul celere varo da parte dei deputati. Insorgono, invece, le opposizioni con la deputata del Pd ed ex presidente di Montecitorio Laura Boldrini che parla di un provvedimento «truffa», giacché «sta minando la rappresentanza delle donne in Parlamento: non esiste più per i capilista l’obbligo di rispettare il rapporto di 60 a 40 tra i due generi, e questo significa che tutti i capilista potrebbero essere uomini». Inoltre, incalza, sebbene il centrodestra affermi di avere introdotto le preferenze, queste «valgono dal secondo posto in lista in poi: in sostanza, solo il 20% degli eletti saranno scelti con le preferenze», chiude.










