Cambiano le sanzioni fiscali

da | 22 Feb 2024 | Professioni a confronto

Ok in Consiglio dei ministri al nono decreto attuativo della delega che modifica le sanzioni fiscali

Sanzioni fiscali ispirate ai principi di proporzionalità e offensività. Riduzione delle sanzioni stesse, con quelle amministrative che passano da un quinto a un terzo. Non punibile chi paga in 60 giorni se la norma originaria era poco chiara, questo “sempreché la violazione sia dipesa da obiettive condizioni d’incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione della norma tributaria”. Sono solo alcuni degli elementi presenti nel nono decreto di attuazione della riforma fiscale, ovvero il provvedimento sulla revisione del sistema sanzionatorio approvato il 21 febbraio dal Consiglio dei ministri.

“Prosegue senza sosta la rivoluzione fiscale del governo, mirata a costruire un sistema più equo e giusto a vantaggio di cittadini e imprese”, le parole del viceministro all’economia Maurizio Leo a margine del Cdm. “Con il nono decreto attuativo della delega fiscale, si interviene sulle sanzioni tributarie, sia amministrative che penali. Per quanto riguarda le sanzioni amministrative verranno ridotte da un quinto a un terzo, avvicinandole ai parametri europei e introducendo un principio di maggiore proporzionalità”.

Sono tre gli ambiti di intervento del decreto, come si legge nel comunicato diffuso da Palazzo Chigi:

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  • le disposizioni comuni alle sanzioni amministrative e penali, “con l’integrazione fra le diverse fattispecie sanzionatorie, la revisione dei rapporti tra processo penale e processo tributario, l’introduzione di meccanismi di compensazione tra le sanzioni da irrogare e quelle già irrogate (divieto del “bis in idem”) e la riduzione delle sanzioni”;
  • le sanzioni penali, “con particolare riferimento alla revisione dei profili sanzionatori per gli omessi versamenti non reiterati”;
  • le sanzioni amministrative, “prevedendo una maggiore proporzionalità tra le sanzioni rispetto alle condotte contestate, ferma restando la maggiore rilevanza di comportamenti fraudolenti, e realizzando una revisione della disciplina della recidiva dei cumuli e delle continuazioni”.

Le sanzioni saranno aumentate del doppio nei confronti dei soggetti che, nei tre anni successivi al passaggio in giudicato della sentenza, incorrano in un’altra violazione dello stesso tipo. “Lo Stato deve venire incontro ai contribuenti onesti, ma non può e non deve abbassare la guardia nei confronti di coloro che fanno i furbi”, il pensiero di Leo. Fondamentale, come detto, il concetto di proporzionalità; in sostanza, se vengono attestate circostanze che rendono chiara la sproporzione tra violazione e sanzione, la stessa viene ridotta fino a un quarto di quanto previsto. Lotta assoluta al ne bis in idem, ovvero stop alla possibilità che un contribuente sia giudicato due volte per lo stesso comportamento. Via la sanzione penale per chi evade “per necessità”, ovvero che dimostra come non ci sia la liquidità per ottemperare agli obblighi, soprattutto se a causa di ritardi nei pagamenti (in particolare nei confronti della Pa).

Il testo, come ogni provvedimento che tratta materie fiscali (in particolare multe e sanzioni), ha scatenato polemiche e discussioni. In particolare, sulla questione degli omessi versamenti, commentata ieri in giornata dal senatore M5s Mario Turco: “Dopo il Dl bollette, che già aveva esteso la depenalizzazione degli omessi versamenti almeno fino alla sentenza di appello, adesso arriva anche uno dei tanti decreti attuativi della delega fiscale. Qui si prevede un’ulteriore estensione della depenalizzazione degli omessi versamenti di Iva e ritenute per chi effettua pagamenti a rate. Con quest’ultima trovata governativa”, conclude il senatore M5s, “un contribuente potrà tranquillamente scegliere di non effettuare il pagamento delle rate, visto che così facendo non incorrerà più nel penale, decidendo semmai di riprendere i pagamenti una volta ‘beccato’ dal Fisco”.

 

 

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