I numeri in un report delle Nazioni unite. La discesa, però, non è rapida come dovrebbe
Per la prima volta nella storia le emissioni di gas serra a livello mondiale sono pronte a calare. Un dato sicuramente positivo, ma il ritmo che si sta tenendo non è sufficiente a rispettare gli obiettivi mondiali su sostenibilità e clima. È quanto si legge in un report diffuso dall’Onu. Il documento arriva alla vigilia dell’atteso incontro di Belém, in Brasile, dove alla Cop30 (10-21 novembre) i leader mondiali dovrebbero assumere impegni vincolanti per proteggere l’ambiente e contrastare la crisi climatica. A redigerlo sono stati i ricercatori e i vertici della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc).
Il titolo del rapporto è «Nationally Determined Contributions under the Paris Agreement» (Contributi determinati a livello nazionale ai sensi dell’Accordo di Parigi. L’analisi evidenzia come gli impegni dei governi per il prossimo decennio dovrebbero portare, per la prima volta, a una riduzione globale delle emissioni di gas serra, anche se non sufficiente per rispettare pienamente gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Secondo gli analisti, le emissioni mondiali nel 2035 potrebbero diminuire del 10% rispetto ai livelli del 2019, un calo che però non garantirebbe il contenimento del riscaldamento globale entro 1,5°C rispetto all’era preindustriale.
Il rapporto si basa sull’analisi di dati provenienti da appena 64 Paesi, corrispondenti ai nuovi Contributi nazionali determinanti (Ndc) registrati tra il 1° gennaio 2024 e il 30 settembre 2025, rappresentativi di circa il 30% delle emissioni globali del 2019. Gli esperti Onu precisano: «Non è possibile trarre conclusioni globali da questa serie limitata di dati. Tuttavia, il rapporto offre indicazioni preziose sui progressi compiuti e sulle principali sfide future emergenti dalla sintesi degli Ndc».
A commentare il rapporto il segretario generale dell’Unfccc, Simon Stiell: «i Paesi stanno definendo obiettivi climatici nazionali e piani di attuazione che variano per portata e intensità rispetto a qualsiasi iniziativa precedente», perché «l’entità e la gravità della crisi climatica non sono mai state così evidenti». Siccità, alluvioni, tempeste e incendi boschivi provocati dal cambiamento climatico stanno colpendo con intensità crescente ogni nazione, causando perdita di vite umane, danni alle infrastrutture, riduzione del PIL e aumento dei prezzi. Stiell ha sottolineato anche le opportunità: «L’azione climatica decisiva genera milioni di posti di lavoro e trilioni di investimenti. Con la transizione globale verso l’energia pulita, i benefici saranno ancora maggiori, poiché l’azione climatica emerge come motore della crescita economica e dell’occupazione del XXI secolo».














