La Commissione europea lancia la roadmap sui crediti naturalistici
Incentivare le aziende a investire in progetti a tutela dell’ambiente e della biodiversità: è questa la mission dei crediti natura (o naturalistici), lo strumento su cui la Commissione Ue ha annunciato l’avvio di una roadmap per definirne standard e confini. L’iniziativa rientra nel pacchetto appena presentato da Bruxelles, che punta a destinare il 10% del bilancio alla biodiversità entro il 2026-2027 e a raddoppiare la spesa esterna, portandola a sette miliardi di euro. Secondo le stime della Commissione, per raggiungere gli obiettivi fissati serviranno 65 miliardi di euro all’anno.
Ad accompagnare gli investimenti «pubblici», ci saranno anche quelli privati, che vengono sostenuti dai crediti natura. Uno strumento diverso dai crediti di carbonio, che si basano sulla riduzione della CO2, visto che qui si punta sul miglioramento della biodiversità. Come i crediti di carbonio, però, possono aiutare gli Stati membri a raggiungere gli obiettivi previsti dai regolamenti Ue.
A spiegare la logica di questa scelta è la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen: «Dobbiamo mettere la natura in bilancio. È esattamente ciò che fanno i crediti natura. Se ben progettati, forniranno uno strumento efficiente e orientato al mercato, capace di incoraggiare il settore privato a investire e innovare. Con investimenti e innovazione, generiamo reddito per chi lavora per proteggere la natura, compresi i nostri agricoltori, proprietari terrieri e silvicoltori».
Potranno acquistare i crediti non solo aziende e istituzioni finanziarie, ma anche enti pubblici e piccoli investitori. Per ottenerli, sarà necessario realizzare progetti volti alla tutela e alla conservazione della natura.
Nei prossimi mesi, si definiranno in dettaglio le caratteristiche dei crediti. La Commissione istituirà un gruppo di esperti con il compito di coinvolgere le parti interessate attraverso un processo partecipativo. Il 7 luglio è stato pubblicato l’avviso per aderire al gruppo, con scadenza per l’invio delle domande fissata al 10 settembre. Fino al 30 dello stesso mese, invece, sarà possibile inviare commenti e osservazioni alla Commissione.
Non si tratta di una proposta completamente inedita: esperimenti simili sono già attivi in Francia, Estonia e Perù. Ma la roadmap per renderli strutturali si inserisce nella nuova impostazione della Commissione von der Leyen sui temi ambientali, meno rigida rispetto al passato. Basti pensare alla direttiva Green Claims, prima ritirata e ora apparentemente destinata a rimanere. O ai crediti di carbonio, anch’essi strumenti pensati per stimolare investimenti ambientali attraverso incentivi economici. Il messaggio che sembra emergere è chiaro: superare l’approccio puramente dirigista e puntare su leve incentivanti, provando a convincere anche i più scettici.














