Autonomia differenziata, legge varata dal Parlamento, ma all’orizzonte c’è il referendum

da | 21 Giu 2024 | In evidenza, Primo piano

Il «semaforo verde» acceso dal Parlamento (dopo una «maratona» notturna, alla Camera dei deputati) ha consentito il varo definitivo del disegno di legge sull’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario che, grazie a 11 articoli, definisce le procedure legislative e amministrative per l’applicazione del terzo comma dell’articolo 116 della nostra Costituzione.

La riforma ha ottenuto il via libera con 172 sì, ma senza i voti dei tre deputati calabresi di Forza Italia. A compiacersi innanzitutto la Lega, formazione politica in «pressing» da anni per ottenere questo risultato, ma a lodare il varo è stata anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sostenendo che è stato compiuto «un passo avanti per costruire un’Italia più forte e più giusta. Avanti così, nel rispetto degli impegni presi con i cittadini», ha aggiunto via social.

Le opposizioni, invece, al completo – Pd, M5s, Alleanza Verdi-Sinistra, Più Europa, Azione e di Italia viva – hanno annunciato una raccolta firme per il referendum abrogativo.

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Ma cosa prevede l’iniziativa normativa che porta la prima firma del ministro degli Affari regionali e autonomie Roberto Calderoli, una delle figure chiave del Carroccio, sin dai tempi nei quali era Umberto Bossi a guidare il movimento? Il testo richiama il rispetto dell’unità nazionale e dei principi di unità giuridica ed economica e di coesione economica, sociale e territoriale, anche con riferimento all’insularità, e l’attuazione del principio di decentramento amministrativo, disponendo che l’attribuzione di funzioni in materia, riferibili ai diritti civili e sociali che devono essere garantiti equamente su tutto il territorio nazionale, è consentita subordinatamente alla determinazione dei Lep, ossia i Livelli essenziali delle prestazioni, che vengono definiti come il nucleo delle prestazioni che devono essere erogate su tutto il territorio nazionale.

Nel provvedimento si mette nero su bianco che sia la Regione a deliberare la richiesta di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia: la richiesta è trasmessa al presidente del Consiglio e al ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, al quale spetta il compito di avviare il negoziato con la Regione interessata, ma prima il governo informa dell’iniziativa il Parlamento e la Conferenza permanente per i rapporti tra Stato e Regioni.

È stabilito che il presidente del Consiglio dei ministri possa limitare l’oggetto del negoziato ad alcune materie; a questo punto, lo schema d’intesa preliminare viene trasmesso alla Conferenza unificata, per esprimere il parere entro 60 giorni, dunque il testo è immediatamente trasmesso alle Camere, che si esprimono con atti di indirizzo. Valutato il parere della Conferenza unificata e sulla base della pronuncia delle Camere, il presidente del Consiglio predispone lo schema d’intesa definitivo, poi trasmesso alla Regione interessata, che lo approva.

Entro 45 giorni dalla comunicazione dell’approvazione da parte della Regione, il Consiglio dei ministri delibera lo schema d’intesa definitivo, e infine l’intesa è sottoscritta dal presidente del Consiglio dei ministri e dal presidente della Giunta regionale.

Consulta i video del Parlamento su autonomia differenziata

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