L’Italia è il primo paese ad aver introdotto uno standard tecnico sull’Intelligenza artificiale
Quando leggiamo di innovazione, tristemente, l’Italia è spesso lontana dai primi posti delle classifiche. Scontiamo un ritardo tecnologico evidente, soprattutto rispetto ai paesi più ricchi che, almeno in teoria, rappresentano i nostri principali competitor. C’è, però, un ambito in cui il nostro paese ha sempre mostrato una certa capacità: quello della regolamentazione. Se questo termine viene spesso associato a burocrazia e adempimenti, nel caso delle normative Uni il focus si sposta invece su standardizzazione ed efficientamento organizzativo.
Va accolta positivamente, quindi, la nuova norma Uni 11621-8:2026 dedicata all’Intelligenza artificiale. Si tratta del primo standard nazionale in Europa che definisce in modo sistematico e strutturato i profili professionali operanti nel settore dell’IA. Un risultato rivendicato con orgoglio da Alessio Butti, sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all’innovazione tecnologica e alla transizione digitale: «siamo i primi in Europa ad aver rilasciato uno standard, coerente con l’AI Act e con la normativa nazionale, che mira a rafforzare il perimetro delle competenze e le relative responsabilità nell’Intelligenza artificiale. I 12 profili definiti dalla norma rappresentano uno strumento operativo per imprese, pubbliche amministrazioni e sistema formativo, perché consentono di qualificare e certificare le competenze in modo omogeneo».
I 12 profili citati dal sottosegretario costituiscono uno degli elementi centrali della nuova norma. Vengono infatti individuate le figure chiave nel rapporto con la tecnologia, definendone missione, compiti principali, risultati attesi, competenze, conoscenze, abilità e indicatori chiave di prestazione. I profili individuati sono:
- Chief AI Officer (Responsabile dell’IA)
- AI Consultant (Consulente di IA)
- AI Product Manager (Responsabile di Prodotto IA)
- AI Prompt Engineer (Ingegnere Prompt IA)
- AI Algorithm Engineer (Ingegnere di Algoritmi IA)
- AI Deep Learning Engineer (Ingegnere di Deep Learning IA)
- AI Data Engineer (Ingegnere dei Dati IA)
- AI Data Scientist (Data Scientist IA)
- AI Security Specialist (Specialista di Sicurezza IA)
- AI Machine Learning Engineer (Ingegnere di Machine Learning IA)
- AI Natural Language Processing Engineer (Ingegnere di Elaborazione del Linguaggio Naturale IA)
- AI Research Scientist (Ricercatore Scientifico IA).
Come sempre, la norma Uni non introduce un obbligo di legge, ma rappresenta uno standard qualitativo a cui un’organizzazione può scegliere di adeguarsi. Si tratta di uno «strumento tecnico-normativo, che traduce gli obblighi legislativi in un insieme strutturato di ruoli professionali e competenze di riferimento, fornendo indicazioni utili a imprese, amministrazioni pubbliche, enti formativi e organismi di certificazione», come spiegano dall’Uni stessa. In questo caso, la norma dedicata all’IA si fonda sull’AI Act (Regolamento UE 2024/1689) e sulla legge 132/2025 di recepimento in Italia.
La norma individua, infine, i principali destinatari. In primo luogo, imprese e organizzazioni interessate a strutturare team AI al proprio interno. Poi la pubblica amministrazione, considerando che gli enti locali sono coinvolti nella strategia italiana per l’IA 2024-2026, oltre a università, Its academy e istituti di formazione. Rientrano inoltre gli organismi di certificazione e, non meno importanti, i professionisti Ict o quanti intendano qualificare o riconvertire le proprie competenze verso il comparto dell’Intelligenza artificiale.














