Ricerca del Consiglio nazionale dei professionisti sulla condizione femminile
La situazione di svantaggio della componente «rosa» delle libere professioni, accertata nel tempo da vari studi (e, soprattutto, dalle frequenti analisi dei guadagni delle categorie, in virtù del flusso contributivo che affluisce alle Casse di previdenza private), viene confermata dall’indagine curata da Format Research, i cui esiti sono stati appena divulgati dal Consiglio nazionale degli architetti.
Il Consiglio nazionale degli architetti conta 154.117 iscritti all’Albo unico, dei quali 70.473 donne e 83.644 uomini: grazie all’invio agli Ordini territoriali nel 2025 di un questionario «ad hoc», è stato possibile elaborare le risposte – incrociate con dati dell’Istat, del ministero dell’Università, di Almalaurea e di Inarcassa, l’Ente pensionistico degli ingegneri e degli architetti – fornite da un campione di 2.832 soggetti, donne e uomini, divisi per diverse fasce d’età e per aree di residenza nella Penisola.
Nel lavoro dipendente e in quello autonomo, si legge nel documento, il panorama di arretratezza femminile, rispetto ai colleghi, è netto: coloro che si collocano nel segmento reddituale più alto (oltre 60.000 euro) sono solo il 2,4% mentre per i professionisti di genere maschile si raggiunge oltre il 6%. A seguire, si evidenzia, la percentuale di donne che affermano di avere subito discriminazioni si attesta, nell’occupazione subordinata, al 68,4%, contro il 37,1 % degli uomini, con un balzo nella sfera libero-professionale: 78% contro il 28% tra i maschi.
Per quanto riguarda la tipologia di discriminazioni, quella di percepire una retribuzione inferiore rispetto ai colleghi raggiunge, nel lavoro dipendente, il 46,8% del campione.
Non mancano difformità di trattamento, sempre fra i soggetti subordinati, legate a mansioni inferiori, o inappropriate rispetto a inquadramento contrattuale e qualifica, e forme di discriminazione come mobbing e mancato accesso a congedi e permessi dei quali si ha diritto. Quante alle motivazioni della disparità subita non si riscontrano, però, delle particolari differenze fra il segmento indipendente e quello in cui operano coloro che esercitano l’attività dopo aver firmato un contratto: è l’85% del campione nel lavoro autonomo a percepire di essere penalizzato in base al genere, e il 78, 9% delle professioniste dipendenti.
A giudizio del presidente del Consiglio nazionale degli architetti Massimo Crusi, visti i risultati dello studio sulle colleghe, la questione di genere è «innanzitutto un tema culturale che, al di là dei passi avanti raggiuti nel contesto istituzionale e in quello della politica, richiede uno sforzo collettivo e capillare che passa attraverso l’educazione e la prevenzione», tanto che, ha proseguito, «il preambolo del nostro nuovo codice deontologico, in vigore dal 2024, oltre a riconoscere l’importanza della parità di genere nell’ambito dell’architettura, impegna il professionista a promuovere un ambiente di lavoro inclusivo e rispettoso, in cui uomini e donne abbiano le stesse opportunità di crescita e di realizzazione professionale, a combattere ogni forma di discriminazione di genere e a promuovere la diversità come valore aggiunto».














