La Commissione europea propone un nuovo regolamento per ridisegnare il quadro degli appalti pubblici: meno complessità normativa, procedure più flessibili, digitalizzazione, criteri di qualità e maggiore attenzione a sicurezza, resilienza e autonomia strategica
La Commissione europea ha presentato una proposta di regolamento finalizzata a modernizzare e semplificare le regole dell’Unione sugli appalti pubblici, con l’obiettivo di rendere più efficiente il mercato unico e sostenere gli investimenti nei servizi pubblici e nelle infrastrutture. Il settore rappresenta circa il 15% del PIL dell’UE e interessa ambiti essenziali come trasporti, energia, infrastrutture, istruzione e sanità.
Il nuovo impianto nasce da un confronto con amministrazioni aggiudicatrici, imprese, sindacati e società civile e punta anche a ridurre gli oneri amministrativi. Secondo le stime della Commissione, i risparmi complessivi potrebbero raggiungere 650 milioni di euro all’anno, attraverso una riduzione degli adempimenti sia per le stazioni appaltanti sia per gli operatori economici.
La proposta di Regolamento, quindi, rivoluziona la disciplina degli appalti sopra soglia comunitaria, sostituendo le tre precedenti direttive del 2014 con un testo direttamente applicabile in tutti gli Stati membri.
Norme più semplici e procedure più flessibili
Uno degli elementi centrali della proposta è la concentrazione delle regole in un unico regolamento direttamente applicabile, destinato a riunire le tre direttive europee sugli appalti e le disposizioni oggi distribuite nella normativa settoriale. L’obiettivo è superare frammentazioni e differenze derivanti dai diversi recepimenti nazionali.
Il nuovo sistema ridurrebbe inoltre le procedure disponibili da cinque a tre modelli, introducendo maggiore flessibilità per le amministrazioni. In particolare, viene valorizzata la possibilità di negoziare con gli operatori durante le procedure e viene prevista una specifica procedura per sviluppare e acquistare soluzioni innovative non ancora disponibili sul mercato.
Le tre modalità di affidamento
La semplificazione, quindi, coinvolge le modalità di affidamento, che vengono ricondotte sostanzialmente a tre procedure: Open Negotiated Procedure, Dynamic Simplified Procedure e Innovation Challenge.
La prima assume il ruolo di procedura ordinaria e costituisce, probabilmente, una delle innovazioni più rilevanti rispetto alla direttiva 2014/24/UE. La novità non consiste tanto nell’introduzione della negoziazione, già contemplata dall’attuale disciplina in determinate fattispecie, quanto nel fatto che essa viene posta al centro del modello ordinario di affidamento.
La Dynamic Simplified Procedure si ispira invece all’attuale sistema dinamico di acquisizione, ma ne amplia l’impostazione rendendola più flessibile e aperta.
Nel complesso, si tratta di modifiche che, almeno sul piano teorico, possono incidere in modo significativo sull’organizzazione delle procedure di gara.
Un mercato digitale integrato
La proposta attribuisce un ruolo centrale alla digitalizzazione, attraverso una rete di piattaforme elettroniche nazionali interoperabili. L’obiettivo è consentire alle imprese di partecipare alle gare in tutta l’Unione utilizzando una delle piattaforme collegate, secondo il principio “una tantum”, evitando di fornire più volte le stesse informazioni e documentazioni.
Per le amministrazioni, il sistema dovrebbe favorire anche verifiche automatizzate, compresi i controlli sui motivi di esclusione. Un quadro comune per la gestione e lo scambio dei dati dovrebbe inoltre migliorare trasparenza, tracciabilità e capacità di prevenire frodi.
Qualità, ambiente e innovazione
La proposta interviene anche sui criteri di aggiudicazione. Il miglior rapporto qualità/prezzo diventerebbe il criterio standard, con una componente qualitativa che dovrebbe incidere almeno per il 30%, percentuale elevata al 50% negli appalti ad alta intensità di lavoro.
La logica è superare una valutazione concentrata esclusivamente sul prezzo e considerare sistematicamente anche qualità, ambiente, aspetti sociali, innovazione, sicurezza e resilienza. Le amministrazioni manterrebbero margini di scelta sui criteri da utilizzare, ma potrebbero discostarsi dall’approccio standard soltanto spiegando come intendano garantire comunque adeguati livelli qualitativi.
Sicurezza e preferenza europea
Un ulteriore asse della riforma riguarda la sicurezza degli approvvigionamenti e l’autonomia strategica dell’Unione. Le nuove regole consentirebbero, e in alcuni casi imporrebbero, di considerare rischi legati a infrastrutture critiche, cybersicurezza, informazioni sensibili e possibili interferenze di Paesi terzi.
Particolare attenzione sarebbe riservata alla diversificazione delle catene di approvvigionamento e alla capacità di affrontare eventuali crisi. La proposta introduce inoltre un quadro generale per le preferenze europee negli appalti, nel rispetto degli obblighi internazionali dell’UE, prevedendo anche la possibilità di limitare l’accesso in presenza di condizioni di reciprocità insufficienti o di rischi per la sicurezza economica.
Il percorso legislativo
La proposta della Commissione non costituisce ancora il nuovo quadro normativo definitivo. Il testo dovrà infatti essere esaminato e negoziato dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea prima dell’eventuale adozione e della successiva entrata in vigore. Il percorso potrà quindi determinare modifiche rispetto all’impianto attualmente proposto.















