Alimentazione, la scommessa del suolo e dei marchi Dop e Igp «sostenibili» entro il 2030

da | 4 Giu 2024 | Tecnologie alimentari

Comunità energetiche 2023

L’alimentazione attraverso un’agricoltura più sana possibile

La cura della salute delle persone, in una stagione contraddistinta dai danni causati dai cambiamenti climatici, passa (anche) attraverso un’agricoltura più sana possibile, a partire dai campi coltivati: parte da questo assunto l’obiettivo del Partenariato globale per il suolo, l’organismo che raggruppa centinaia di soggetti impegnati nel perseguire il miglioramento delle condizioni dei terreni mondiali, per poter promuovere i sistemi agroalimentari più sani. Sotto l’egida dell’Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura (la Fao), è iniziata oggi una tre giorni, a Roma, nella quale l’agenzia Onu si fa portatrice di un appello alle Istituzioni mondiali, affinché avviino un’azione urgente, giacché «il suolo è il fondamento dei nostri sistemi agricoli, la casa della biodiversità ed il serbatoio di «acqua verde» per le nostre piante», perciò sono necessari investimenti per la messa in sicurezza delle risorse fondamentali della natura. Almeno il 50% dei suoli del Pianeta, è la scommessa dichiarata, dovrà essere sostenibile entro il 2030 (anno nel quale, è bene ricordarlo, dovranno essere raggiunti una seri di traguardi per lo sviluppo ed il miglioramento mondiali, sulla base degli impegni che i Paesi che aderiscono alle Nazioni unite hanno sottoscritto nel 2015, ndr).

Nel frattempo, è dalla Sardegna che è giunta pochi giorni fa un’altra sfida rilevante per la nostra Penisola: da qui alla fine del decennio, infatti, tutte le filiere agroalimentari delle Indicazioni geografiche e i rispettivi Consorzi di tutela saranno «100% sostenibili», grazie all’adesione di Origin Italia alla strategia della Fao. Grazie al via libera dell’Assemblea dei soci, che si è svolta il 31 maggio in Sardegna, a Villasimius (Cagliari), i Consorzi di tutela italiani, in rappresentanza di un settore che vale circa 8 miliardi e conta 80.000 imprese, hanno posto le basi per seguire un percorso virtuoso, all’insegna del supporto alla qualità alimentare dei territori.

Stando a quanto ha riferito il presidente di Origin Italia, Cesare Baldrighi, si tratta di un itinerario «ambizioso» che «segna una nuova visione per il sistema Dop e Igp», che mira a certificare quello che in gran parte è già un valore aggiunto dei prodotti» che godono delle denominazioni, ovvero «il loro insito ruolo di rendere sostenibili i territori d’origine». Diretta conseguenza di tali azioni è che, ha aggiunto, si deve arrivare ad evidenziare anche «il forte legame» fra quel che viene realizzato e l’area in cui nasce, valorizzando in tal modo la rilevante «incidenza economica che i prodotti Dop e Igp hanno in zone spesso marginali, rispetto ai grandi centri produttivi», ha proseguito il presidente. Utile, infine, ricordare che l’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di prodotti agroalimentari a denominazione di origine e a indicazione geografica riconosciuti dall’Ue (sono in tutto 838, come si può leggere sul sito del ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste).

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