martedì, 27 Settembre 2022
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Al via il Polo strategico nazionale. L’obiettivo è il 75% della Pa in cloud entro il 2026

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Una nuova infrastruttura per la realizzazione e il consolidamento dei Centri di elaborazione dati (Ced) e dei relativi sistemi informatici, con l’obiettivo di accelerare la trasformazione digitale della Pa e portare il 75% delle amministrazioni italiane ad utilizzare i servizi in cloud entro il 2026. Stiamo parlando del Polo strategico nazionale, il progetto che implementa la missione 1, componente 1, investimento 1.1 del Pnrr, il cui bando per la realizzazione è stato pubblicato dal ministero per l’innovazione tecnologica lo scorso 28 gennaio. La proposta messa a gara, come si legge sul sito del ministero, prevede l’investimento di 723 milioni di euro da parte del soggetto aggiudicatario per l’erogazione di servizi di “public” e “private” cloud in grado di garantire supervisione e controllo da parte delle autorità preposte su dati e servizi strategici.
La gara europea, bandita con la vigilanza collaborativa dell’Anac, prevede l’affidamento della realizzazione e della gestione di “un’infrastruttura ad alta affidabilità, localizzata sul territorio nazionale e idonea ad ospitare dati e servizi pubblici considerati critici o strategici, garantendo massima sicurezza, continuità e affidabilità”. L’operatore economico selezionato dovrà costituire una società che sarà sottoposta alla disciplina nazionale in materia di golden power.La scadenza per la presentazione delle offerte è alle ore 16:00 del 16 marzo 2022.

L’infrastruttura, infatti, sarà gestita da un operatore economico “selezionato attraverso l’avvio di un partenariato pubblico-privato ad iniziativa di un soggetto proponente”. Come indicato nella Strategia Cloud Italia, il Polo sarà distribuito geograficamente sul territorio nazionale presso siti opportunamente identificati, “per garantire adeguati livelli di continuità operativa e tolleranza ai guasti”. Obiettivo della nuova realtà è quello di ospitare i dati ed i servizi critici e strategici di tutte le amministrazioni centrali (circa 200), delle Asl e delle principali amministrazioni locali (regioni, città metropolitane, comuni con più di 250 mila abitanti). Il programma vede tre gruppi di beneficiari; il primo gruppo è costituito da 95 pubbliche amministrazioni centrali di classe B e 80 Asl e include quelle realtà che devono “essere migrate con urgenza perché operanti infrastrutture considerate insicure e critiche”. Il secondo gruppo, invece, fa riferimento a 13 amministrazioni centrali di categoria A “che dispongono di infrastrutture sufficientemente sicure e quindi in grado di erogare servizi strategici in autonomia”. Il terzo, infine, riguarda 93 amministrazioni di categoria B “con una domanda non significativa di infrastrutture informatiche e dalle principali amministrazioni locali”. Il gruppo 1, ovviamente, è identificato come gruppo prioritario, ma tutte le amministrazioni potranno scegliere di utilizzare il Polo.

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