Per garantire una transizione energetica realmente attuabile chiediamo un confronto stabile con le istituzioni, soluzioni tecniche proporzionate e regole che tengano conto della realtà degli impianti e del lavoro quotidiano dei professionisti
La Delibera ARERA 385/2025/R/eel, che introduce l’obbligo di installare il Controllore Centrale di Impianto (CCI) negli impianti di generazione distribuita in Media Tensione, rappresenta un passaggio importante nel processo di ammodernamento del sistema elettrico nazionale. Come categoria professionale impegnata quotidianamente sul campo, condividiamo l’obiettivo di rafforzare la sicurezza delle reti, ma riteniamo necessario segnalare alcune criticità operative che potrebbero pesare in modo significativo soprattutto sulle piccole e medie imprese.
L’adozione del CCI richiede interventi tecnici ed edilizi non trascurabili, con tempi di approvvigionamento dei componenti sempre più lunghi. Per molte PMI rispettare le scadenze previste nel biennio 2026–2027 risulta complesso e, in alcuni casi, difficilmente realizzabile. Per questo riteniamo opportuno modulare le tempistiche e consentire, quando tecnicamente adeguato, l’impiego di soluzioni alternative come le configurazioni “a zero immissione” degli inverter, in grado di ridurre gli oneri senza compromettere la stabilità della rete.
Un ulteriore elemento da affrontare riguarda la distinzione tra produttori e autoproduttori. Il provvedimento, nella sua formulazione attuale, non differenzia in modo adeguato tra impianti che immettono energia in rete e impianti che autoconsumano quasi tutta l’energia prodotta. Si tratta di realtà profondamente diverse e riteniamo che gli obblighi debbano essere calibrati sul reale profilo di immissione, evitando di gravare eccessivamente su quegli impianti che immettono solo in maniera marginale.
Anche il meccanismo dei contributi necessita di una revisione. Il modello decrescente nel tempo rischia di penalizzare gli operatori che incontrano difficoltà tecniche o burocratiche non dipendenti dalla loro volontà. Chiediamo quindi un sistema più equo, con contributi parametrati ai costi effettivi degli interventi e differenziati in base alla potenza dell’impianto e alla sua tipologia.
Per affrontare queste criticità in modo costruttivo il Consiglio Nazionale dei Periti Industriali ha proposto ad ARERA e al MASE l’istituzione di un tavolo tecnico permanente. La transizione energetica richiede competenze, pragmatismo e collaborazione: non può basarsi solo su obblighi e scadenze, ma deve fondarsi su soluzioni attuabili e sostenibili che tengano conto delle reali condizioni degli impianti e del lavoro quotidiano dei professionisti tecnici.
Come Consiglio Nazionale continueremo a portare la voce dei Periti Industriali nei processi regolatori, con l’obiettivo di garantire un quadro normativo equilibrato, applicabile e coerente con gli obiettivi del Paese in materia di sicurezza, efficienza e competitività.









