Acqua, nella Giornata mondiale «pesa» la dispersione: in Italia è al 42,4%

da | 22 Mar 2024 | In evidenza

Comunità energetiche 2023

Giornata mondiale dell’Acqua: in Italiapassi in avanti per tutelare e valorizzare la rete idrica  ma pesa il fenomeno della dispersione

È la risorsa delle risorse, la più preziosa (soprattutto, laddove, nel Pianeta, scarseggia, oppure è inquinata) e anche un «testimone» dello stato di salute del clima: è naturalmente l’acqua di cui oggi, 22 marzo, si celebra la Giornata mondiale, istituita nel 1992 dall’Onu, con l’intento di sensibilizzare le Istituzioni e l’opinione pubblica globali sulla necessità di arginarne lo spreco, adottando, al contempo, comportamenti responsabili per contrastare il cambiamento climatico ed i suoi effetti nefasti su persone e ambiente.

I passi in avanti per tutelare e valorizzare la rete idrica sono stati sì compiuti, nel nostro Paese, eppure le cifre diffuse questa mattina dall’Istat sono impietose nel rappresentare il fenomeno della dispersione, dal Nord a Sud: a scivolare via, infatti, è ancora il 42,4% (in lieve aumento, rispetto al 2020, quando la percentuale era del 42,2%) del liquido potabile. E questa quantità, continua l’Istituto di statistica nel 2022 soddisferebbe le esigenze di «43,4 milioni di persone per un intero anno».

Stando ancora alle informazioni diffuse dall’Istat, «le reti comunali di distribuzione erogano ogni giorno, per gli usi autorizzati, 214 litri di acqua potabile per abitante (36 litri in meno del 1999)», mentre nel 2023 è giunta al 28,8% la quota delle famiglie che non si fidano a bere quel che esce dal proprio rubinetto», si legge ancora. Fra i Paesi Ue27 dell’area mediterranea, l’Italia fa parte della porzione che utilizza maggiormente le acque sotterranee, prelevate da pozzi e sorgenti, per soddisfare le richieste della popolazione delle risorse da poter bere.

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Nella rilevazione statistica si evidenzia pure come, seppure «il 2022 sia stato l’anno più caldo e il meno piovoso dal 1961, il prelievo ad uso potabile non sembra aver subito, nel complesso, variazioni significative, nonostante a livello locale si siano, in alcuni casi, registrate importanti criticità in determinati periodi». Negli ultimi dieci anni, la nostra Penisola ha visto raddoppiare gli investimenti nel settore idrico, passati da 33 euro per abitante nel 2012 a 64 euro nel 2022, ma rimane marcata la distanza con la media europea degli ultimi cinque anni (82 euro), secondo quanto emerso dalla lettura del «Blue Book 2024» promosso da Utilitalia e realizzato dalla Fondazione Utilitatis, insieme al Libro Bianco 2024 «Valore Acqua per l’Italia» di The European House – Ambrosetti, presentato nella giornata di ieri, a Roma. Nonostante, è stato messo in luce, il Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) stia dando un impulso significativo con circa un miliardo in più stanziato, attraverso la rimodulazione, per la riduzione delle perdite idriche, occorreranno più fondi, ossia «circa 0,9 miliardi all’anno fino al 2026 e almeno 2 miliardi l’anno dopo la chiusura del Piano, così da raggiungere i 100 euro per abitante».

A giudizio, infine, del presidente di Utilitalia Filippo Brandolini, «la filiera idrica estesa genera valore per 367,5 miliardi, pari al 19% del Prodotto interno lordo (Pil), un dato in crescita dell’8,7%, al confronto con il 2021. Cifre rilevanti, tuttavia la sua proposta è di un «restyling» del comparto «in quattro punti: riduzione della frammentazione, introduzione di parametri di verifica gestionale, consolidamento industriale del settore», nonché «approccio integrato tra i diversi usi dell’acqua».

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