Approvato il testo che proroga il taglio sui carburanti fino al 1° maggio. Ma i prezzi continuano a salire
La proroga del taglio delle accise, il rifinanziamento di Transizione 5.0 e l’erogazione di contributi straordinari alle imprese agricole.
Sono questi i tre punti cardine del nuovo decreto approvato in Consiglio dei ministri con il quale il governo prova a mettere un freno sul caro benzina, derivante dalla crisi iraniana. Interventi che, tuttavia, non sembrano arginare la crescita dei prezzi, che rimangono alti alla pompa di benzina.
La misura principale riguarda, quindi, la conferma del taglio delle accise. O, meglio, la “rideterminazione temporanea, dall’8 aprile al 1° maggio 2026, delle aliquote su benzina, gasolio, Gpl e gas naturale usati come carburanti, nonché delle aliquote applicate ai biocarburanti, in continuità con i precedenti interventi e in considerazione dell’eccezionale incremento dei prezzi dei prodotti energetici”, come si legge nel comunicato diffuso da Palazzo Chigi a margine del Consiglio dei ministri.
Si tratta, quindi, del secondo decreto in pochi mesi legato alle accise. E, analizzando il percorso fatto dai due provvedimenti, si intuisce perché tagliare le accise in maniera strutturale sia più facile a dirsi che a farsi. Un tema buono quando si è all’opposizione, meno quando si è al governo. Basti pensare che l’ultimo decreto prevede uno stanziamento di mezzo miliardo di euro. Tanti fondi che, peraltro, non riescono a frenare l’aumento dei prezzi.
Un andamento che si può visionare in tempo reale grazie all’Osservatorio del ministero delle imprese e del made in Italy. Guardando ai dati del 7 aprile, il prezzo del gasolio è tornato ai livelli record raggiunti il 19 marzo, mangiandosi tutto lo sconto operato dal decreto. Questi i prezzi nazionali: benzina self-service sulla rete stradale a 1,782 euro/litro (+19 millesimi rispetto a venerdì scorso), gasolio a 2,143 euro/litro (+46 millesimi). Il Gpl è a 0,775 euro/litro, il metano a 1,610 euro/kg. In autostrada, la benzina self è a 1,816 euro, il diesel a 2,158 euro, il Gpl a 0,885 euro e il metano a 1,594 euro. Senza il taglio, oggi il diesel sarebbe a 2.39 euro al litro.
Al taglio delle accise, come detto, si aggiunge anche Transizione 5.0. Il governo ha messo sul piatto altri 200 milioni di euro, indirizzati agli “esodati” del credito di imposta, ovvero quei soggetti che avevano presentato la domanda in tempo, ma che non avevano ricevuto il bonus causa esaurimento dei fondi. Il recente decreto Fiscale garantiva a questi soggetti un credito di imposta limitato al 35% dell’investimento. Ora, si arriverà all’89,77%.
Infine, completa il quadro l’istituzione di un credito d’imposta straordinario in favore delle imprese agricole, fino al 20% delle spese sostenute per l’acquisto di gasolio e benzina nel mese di marzo 2026 per l’alimentazione dei mezzi impiegati nelle attività agricole. Il credito, utilizzabile esclusivamente in compensazione, non concorre alla formazione del reddito imponibile né della base imponibile Irap, non è soggetto ai limiti generali di compensazione ed è cumulabile con altre agevolazioni, nel rispetto del limite del costo sostenuto.














