L’anno passato per le lavoratrici italiane
L’anno passato si è rivelato, per le lavoratrici italiane, dopo la (nefasta) «performance» della fase successiva allo scoppio della pandemia da Covid, proficuo, giacché «il loro tasso di crescita (+2,3%) dell’occupazione è stato di gran lunga superiore a quello degli uomini (+1,4%)». E, nel complesso, la componente «rosa» è stata protagonista di «un incremento netto, con una ascesa, di 227.000 unità su 413.000 nuovi occupati», al punto da determinare «il 55% del saldo occupazionale» del 2024.
A poche ore dall’8 marzo, Festa internazionale della donna, è stata la Fondazione studi dei consulenti del lavoro ad analizzare (sulla base dei dati Istat) la condizione femminile, nel nostro mercato; la crescita occupazionale, recita il documento, ha riguardato in modo significativo le fasce d’età più adulte, in particolare le 55-64enni, e tra il 2019 e il 2024, l’incremento è stato di 354.000 unità (+18,9%), mentre il tasso di occupazione è passato dal 43,9% al 49,1%.
Lo studio
«La creazione di maggiori opportunità occupazionali ha avuto un ruolo determinante nel favorire la permanenza al lavoro in una fascia d’età che per molte donne presenta rilevanti problemi di conciliazione tra vita professionale e famigliare. Ma non vanno trascurati anche gli effetti derivanti dal progressivo innalzamento dell’età di pensionamento e dall’invecchiamento della forza lavoro, che tendono a far crescere la rilevanza di tale componente anagrafica», viene messo in risalto nella rilevazione.
Se, inoltre, si osserva come nel 2024 le opportunità d’impiego siano salite, c’è stato pure un netto «miglioramento della condizione professionale e contrattuale: tra il 2019 e il 2024, infatti, è aumentato il numero di quadri, dirigenti e imprenditrici (+31%), ma anche di occupate nelle professioni intellettuali (+6,5%) e tecniche (+6,8%)», tanto che «su 385.000 nuove occupate, ben 284.000 svolgono mansioni a elevata qualificazione». Esaminando le cifre a livello territoriale, si scopre che è il Mezzogiorno dello Stivale che ha registrato livelli di ascesa più elevati: tra il 2019 e il 2024, l’incremento occupazionale femminile (146.0000 lavoratrici in più) è stato del 6,4%, il doppio del Centro (3,1%) e del Settentrione (3,2%).
Sul versante dei «camici bianchi», allo stesso tempo, si è assistito ad un «sorpasso» di genere: tra i medici italiani con meno di 50 anni, infatti, sei su dieci sono donne, nella fascia compresa tra i 40 e i 49 anni, la proporzione sale al 64%: quasi due su tre, come ha reso noto la Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, in occasione della Giornata internazionale della donna.
È, dunque, palese come il «trend» della femminilizzazione della professione medica sia in «escalation», con un lieve incremento della presenza «rosa», rispetto allo scorso anno. Tuttavia, viene spiegato nel testo, i medici under50 rappresentano solo il 42% degli oltre 422.000 iscritti all’Albo, mentre l’Italia continua a essere il Paese europeo con la popolazione medica più anziana, secondo i dati Eurostat.















