martedì, 17 Maggio 2022

1,6 milioni di professionisti destinatari di un welfare del valore di 600 milioni

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Un «esercito» di oltre 1,6 milioni di soggetti che sono iscritti ad Ordini e Collegi (tra cui i periti industriali ed i periti industriali laureati) che, nel nostro Paese, hanno subito un’impennata, mentre gli occupati dipendenti, nel 2020, risultavano in discesa di quasi il 2% (-1,95% secondo l’ultima rilevazione dell’Istat): sono i liberi professionisti iscritti alle Casse di previdenza private e privatizzate riunite nell’Adepp, che hanno fatto un balzo in avanti di più dell’1%. L’Associazione presieduta da Alberto Oliveti nella mattinata di oggi ha presentato il suo XI Rapporto, specificando che i numeri «restano ampiamente positivi, anche considerando non solo i liberi professionisti «puri», ma l’insieme degli iscritti alle Casse, che include anche 98.000 pensionati attivi e 560.000 fra parasubordinati, dipendenti e categorie similari (il totale è passato da 1,672 a 1,68 milioni di iscritti, +0,47%)».

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Analizzando il documento, illustrato all’Auditorium della Conciliazione, a Roma, si osserva come la classe d’età più popolosa tra gli esponenti delle varie categorie sia quella compresa tra i 40 ed i 50 anni, a seguire la classe d’età tra i 50 ed i 60 anni, dunque la maggioranza degli iscritti agli Enti pensionistici professionali si colloca tra i 40 e i 60 anni. La quota degli associati «under40» è calata dal 41% del 2005 all’attuale 28%, nello stesso arco temporale è aumentato il numero degli «over60», che è cresciuto dal 10% al 20%, si sottolinea ancora nel testo. E, nel complesso, si legge, le donne sono pari al 41%.

La media nazionale degli iscritti è 27 ogni 1.000 abitanti della penisola, laddove, si precisa, la maggiore densità di professionisti la troviamo nel Lazio con 31 ogni 1.000 abitanti. Nel 2020 è stato intenso il supporto assistenziale fornito alle diverse platee di associati: solamente l’anno scorso sono stati 600 i milioni erogati da tutto il perimetro degli Enti riuniti nell’Associazione per attuare varie prestazioni di welfare. Un sostegno, si ribadisce, che «è aumentato dell’85% in un anno con importi complessivi che sono cresciuti ben del 105%».

Lo studio approfondisce anche i redditi delle diverse categorie, fermandosi però all’ultimo anno pre-Covid: le dichiarazioni presentate nel 2020 sono, infatti, relative al 2019. Si apprende dall’analisi dell’Adepp come il reddito nominale dei liberi professionisti sia aumentato negli ultimi 14 anni del 2,4% e nell’ultima annualità del 3,4%. Tuttavia, un under40 guadagna 1/3 del collega che ha oltrepassato i 50 anni, mentre nel Mezzogiorno i professionisti dichiarano un reddito del 48% inferiore ai colleghi del Settentrione, e quelli del Centro il 21% in meno del Nord.

Le entrate contributive delle Casse dei liberi professionisti, si riferisce, inoltre, sono aumentate del 106% in 15 anni, giacché nel 2020 il flusso dei versamenti è pari a 1,1 miliardi, contro i 5,4 miliardi del 2005 e i 7,4 miliardi del 2010.

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